7. PARTENZA

Era poi arrivata la partenza di lui e per lei fu l’inizio di tutto ciò che rischiava di finire. Dicono che con la distanza le cose si rafforzino ma Alice non sembrava convinta di questa equazione; l’amore stava al contatto come il contatto stava al tempo e forse anche lui la pensava così. Forse anche lui non amava le partenze ma quando partire è inevitabile, uno dei due non può fare altro che restare; nella vita, nella mente e nel cuore di chi respira quella partenza.

Che vita è se tu non ci sei?

Frase banale pronunciata da lei. Mai banalità fu più vera per lui che invece, una lingua banale, già la parlava e tutto quello che dalla bocca di lei usciva era originale.

Lui su un aereo e lei senza farfalle nello stomaco. Tutte volate, scappate con lui e conservate in quel libro.

Avevano imparato l’arte della tecnologia e provavano a stare vicini, più piccini nello schermo di un coso inventato apposta per allontanare le persone. Non era la stessa cosa, guardarsi senza potersi annusare non era vita. Vivere senza toccarsi non era vivere ma provare a tirare avanti, ancora un pò, ancora un altro giorno, fino a quando lei non lo avrebbe raggiunto.

Maledetta burocrazia, imprecava lui; cosa ne sanno le carte e i cartai di ciò che una firma può cambiare?

Lenti lentissimi procedevano i fogli del loro futuro.

Che pazzia sto mai facendo? Si ripeteva lei; io che vivo di parole andare a vivere in un mondo dove le parole non son mai abbastanza. Poi pensava alle spalle di Joshua e si diceva che poteva farlo; quelle spalle erano abbastanza forti da sostenere il peso delle parole che lei avrebbe perso. Lui era alto ed in alto l’avrebbe portata, anche senza tacchi, perché i momenti in cui una donna tocca il cielo col suo uomo, son quelli in cui è scalza con i piedi ben piantati a terra.

Joshua lo sapeva. Taceva. Capiva. La stringeva e, per la prima volta in assoluto, nella proiezione in anteprima dei suoi ricordi, aveva accanto qualcuno con cui le parole erano quasi sempre superflue.

Lui, con gli occhi blu, la inabissava nel suo mondo. Lui, i capelli chiari, la tirava fuori da quel mondo; un nonsense continuo.

Lei, occhi neri, gli bruciava la terra intorno. Lei, capelli neri, lo imbrigliava nei suoi capricci fino a farlo volontario prigioniero di una vita libera. Cos’era la libertà per Joshua? Lei se lo chiedeva spesso. Poteva solo decidere quanto essere forte, tutto il resto veniva eseguito in maniera perfetta, metodica, impeccabile.

Era orgogliosa di lui. Il suo eroe. Il più bello, il guerriero che non s’immaginava.

Lui capiva questo entusiasmo ma non lo condivideva; smorzava, sminuiva e spegneva.

Quelle apparenze da film, celavano un prezzo troppo alto e lei lo avrebbe pagato. Oh si che lo avrebbe pagato.

Lui aveva provato a metterla in guardia ma una donna che accetta le sfide finirà sempre per fare il contrario di tutto.

E allora stammi accanto, resta con me quando mancherò la notte, stammi vicino quando sarò in un mondo ancora più lontano. Abbraccia i miei imprevisti, le mie paure e le preoccupazioni. Resta chi sei anche quando io non sarò più io e tu non saprai più chi sono. E’ questo che fa l’amore, no?!

No, non è questo che fa l’amore, ed è una verità che nessuno è disposto a dirti quando offri il tuo cuore su un piatto d’argento. Ti dicono che ne sarà sempre valsa la pena, ma la pena resta pena e non sempre ciò che vale può restare.

L’amore finisce, si trasforma e non in frasi fatte ma in vita fatta di frasi, spesso di circostanza e Alice, in queste circostanze urlava: lo voglio!

Urlava pure l’entusiasmo. Lui taceva dentro e la stringeva: ‘povera ragazza che per amore abbracci la mia causa’… una causa persa. Perché le cause, o son perse o son colluse; in amore non si vince se non per quel breve strascico di emozione che, per un pò, ti porti addosso.

Se gli uomini debbano credere all’amore? Si, ma senza sottovalutarlo. Senza sopravvalutarlo. Senza guardarlo come l’oppio che addolcirà tutti i mali della vita; l’amore è una droga cattiva e troppo spesso crea dipendenza.

E così era arrivato il vuoto a riempire la rabbia. Si era sentita strappata ad una vita che non avrebbe mai voluto senza lui perché lei, nemmeno per un attimo, aveva preso in considerazione l’idea di staccarsi da quella casa. La sentiva sua, ma le serie tv in inglese con i sottotitoli in italiano per lei erano sparite dallo schermo.

C’erano la rabbia, le lacrime sulla bocca e un nuovo doloroso inizio travestito da forza; le donne sono bravissime in questo, sanno fingere molte cose, tranne i sentimenti. Gli orgasmi pure ma non i sentimenti.

Stava imparando, povera lei, che anche i sentimenti si potevano imbarcare, stivare, chiudere in valigia e riaprire a comando; lei – incapace di una tale operazione – stava imparando. Come fanno, amica mia, chiedeva all’unica testimone del suo dolore – dimmi come fanno e imparerò anche io; solo questione di tecnica.

 

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