A cosa servono le ragazze. L’incredibile storia vera di Nellie Bly – David Blixt – La Corte Editore.

Un titolo provocatorio che non lascia spazio a fraintendimenti.

Nellie Bly, pseudonimo di Elisabeth Jane Cochrane, è stata la prima vera giornalista investigativa della storia. Vissuta nel 1885, anno in cui alle donne era preclusa la vita lavorativa se non per qualche lieve conquista sociale che permettesse loro di lavorare come operaie in fabbrica, un giorno, leggendo il Dispatch, viene folgorata da un articolo sul ruolo delle donne; articolo che le etichetta come le perfette padrone di casa e madri di famiglia. Questo articolo – sessista – cambierà per sempre la vicenda di Elisabeth che, indignata e infuriata, scrive una lettera al Direttore del giornale. La lettera, dal tono forte, deciso e polemico, arriva al cuore del Direttore che la convoca presso la redazione per offrirle un posto di lavoro come giornalista.

Elisabeth diventerà Nellie Bly, scriverà con dedizione, passione e determinazione fino a calarsi nei panni di tutte le donne della classe operaia ma questo non le basterà, diventerà inviata e viaggerà alla volta del Messico. Manco questo le basterà e, fingendosi pazza, entrerà in un manicomio in cui proverà le atrocità solitamente somministrate alle povere sventurate che vi erano rinchiuse.

(Il nesso donne – pazzia mi fa sempre riflettere. Un binomio a cui la storia pare non poterci sottrarre.)

Perché ho amato ed amo questo libro?

Perchè Nellie è sola contro un sistema che la vuole a tutti i costi sposata. Nuota contro corrente facendo presa sulle ambizioni e schivando le convenzioni; non si assolda e sottomette manco al suo Direttore, motivo per cui si creerà tra loro un rapporto si solida onestà intellettuale.

Un romanzo storico e distopico che riesce ad integrare, in maniera forte e decisa, tutte le emozioni. L’autore si cala perfettamente nei panni della protagonista dandoci la sensazione di quanto questa esile figura femminile sia stata scomoda ed insolente.

Una donna scomoda che ha permesso a tutte noi di vivere un pò più comode.

Piuttosto che le storie delle principesse, non sarebbe più opportuno – ai fini emotivi e sociali – raccontare di questi personaggi alle giovani fanciulle?

Un fine ottocento che inevitabilmente ci fa creare dei collegamenti con i tempi che stiamo vivendo; non che oggi ci sia consentito solo di svolgere alcune mansioni – chiaro – ma continuo a chiedermi quanti siano gli uomini che – dal cuore – credono in ciò che facciamo e – più di tutto – credono che lo meritiamo perché siamo in grado di farlo. Sarei tentata dal pensare “non importa”, e invece importa, importa eccome!

Se una società non riconosce il valore di una donna per quelle che sono le sue capacità ma le accetta solo come un cambiamento passivo, allora la rivoluzione è stata compiuta ma solo su carta e la carta non sempre canta. Allo stesso modo, se una donna pensa che una professione gli spetti diritto, pur non possedendo le abilità e le capacità per svolgerla, allora la situazione è anche peggiore… la vera parità, la vera rivoluzione, saranno compiute quando ogni essere umano sarà impiegato e valorizzato SOLO per le sue abilità e capacità. È vero, determinate quote ci sono servite a far da apripista ed era necessario, ma adesso dobbiamo avviarci alla meritocrazia.

Un libro che ho portato con me ovunque, letto due volte per motivi personali (e chi mi conosce capirà il perché), un carta che – come dicevamo prima – CANTA! Si, la carta di David Blixt canta; urla a squarciagola e nessuno può fare a meno di sentire: CERTI RUOLI NON CI SPETTANO DI DIRITTO MA PER MERITOCRAZIA E CAPACITÀ.

Ed ora veniamo al quesito finale, quello a cui conduco il lettore alla fine di ogni mia recensione: perché leggere questo romanzo?

Prima però è necessario che vi racconti questa; qualche tempo fa avevo il libro in bella mostra sulla scrivania. Un maschietto, mediamente caso umano, ha letto il titolo di sfuggita e ironico mi dice: <<io lo saprei a cosa servono, non è difficile da capire>>. In altre circostanze, in un altro tempo, un’altra Maria, un’altra Nellie Bly, si sarebbero infervorate e, molto probabilmente, avrebbero dato inizio ad una sterile discussione. La maturità, purtroppo o per fortuna, ti insegna a riconoscere per tempo le battaglie che vale la pena combattere. Quindi, tornando al libro, perché i maschietti dovrebbero leggerlo: per cultura. Per dovere di storia, per fare un passo avanti ed aprire la mente. E non parlo dei maschietti attempati; quelli avvezzi a questa sorta di pensieri, son quelli della nostra – mia – generazione.

Ma ora viene il bello e lo so, si farà fatica a digerire questo concetto più dei peperoni fritti: perché le donne dovrebbero leggere questo libro?

Perché…basta! Basta pensare di doverci definire donne con D, è svilente. Basta mascherare di femminismo anche la più insulsa delle trovate. Basta giocare ai diritti se non ci concentriamo sulle capacità e sulle competenze. La società, il mondo, hanno bisogno di “esseri umani” capaci, svegli, illuminati e attenti, consapevoli della vita che vivono e del proprio tempo. Quindi, ragazze mie, al punto in cui siamo, concentriamoci a diventare la versione migliori di noi. Rimaniamo concentrate sull’obiettivo e non lasciamoci distrarre da lotte di potere che, in ogni caso, crollano e crolleranno sempre se dimostreremo a noi stesse di avere le competenze per fare determinate cose.

Nellie Bly, nel cuore, voleva una società meritocratica. È diventata giornalista perché la penna era il suo strumento e non perché in redazione ci fosse un posto assegnato ad una femminuccia. Nellie Bly faceva il giornalista perché “il giornalista” è ciò che era!

Ringrazio “La Corte Editore” per questa collaborazione. La ringrazio per i contenuti, per i dettagli con cui cura ogni libro, per le tematiche – mai banali – per il contributo a rendere questa società un posto migliore.

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