Cosa resta di Male – Gianmarco Soldi.

<<Almeno per oggi ti va di unire le nostre solitudini?>>

Male è come un neo che alcune donne si portano attaccato addosso, di quelli nascosti che la gente pensa portino fortuna, e la fortuna – talvolta – è dannazione.

Divorato in tempi brevissimi. Ho fatto un salto nel vuoto stringendo le mani di Amato e Malena; un gioco di nomi, un gioco ruoli davvero geniale!

In questo romanzo tutto gira intorno a…

Intorno a cosa?

A Male? Ami? L’infanzia, la musica, il mostro, l’adolescenza? Non riesco a definirlo; tutto gira e basta. Tutto gira ed in pochissime pagine si viene risucchiati nel vortice, un vortice oscuro e appiccicoso come quei sentimenti e quelle emozioni oscure che ti restano attaccate addosso anche dopo l’ennesima doccia; non ci si ripulisce mai da quella sporcizia.

È un torrido pomeriggio d’agosto, il sole picchia sulla pianura Padana seccando l’erba e il granturco. Amato è nascosto in macchina con la cuginetta Gioia, che ha appena schiacciato una lucertola sotto la scarpa. «Ora devi fare una cosa» gli dice, «altrimenti schiaccerò anche te. Devi baciarmi i piedi, come a una principessa.» Amato è ancora un bambino, eppure una scintilla buia gli si accende dentro. Desiderio, vergogna, paura: sentimenti che non sa come gestire né con chi condividere. Finché nella sua vita non arriva Malena, detta Male, una ragazzina con la pelle di luna e l’oscurità in fondo agli occhi. Capelli neri, felpa nera, scarpe nere. Ad Amato basta uno sguardo per capire che da quel momento non sarà più solo: gli amici, la musica, la nebbia malinconica del cielo di Cremona, tutto resta sullo sfondo per fare spazio a questo nuovo mondo a due. Lui e Male si scoprono, si ascoltano, si riconoscono l’uno nell’altra togliendosi ogni giorno un pezzo di corazza mentre la loro affinità si trasforma, col tempo, in una tenera e feroce educazione sentimentale.

Un esordio letterario forte ed incisivo, senza dubbio. Mai banale. Mai scontato.

In quest’ultima frase, a mio sentire, è racchiusa l’essenza del libro, un libro che arriva nella mia vita in un mese particolare ed affronta – di concerto a quel vortice emotivo che ne è lo scheletro – una tematica fin troppo abusata e banalizzata.

Certe donne sono una porta che si apre su un nuovo mondo, altre – me compresa – una botola che si spalanca sugli inferi di una pericolosa interiorità.

Lo ammetto: ad oggi, il romanzo di Gianluca, è il più bello letto nel 2019; letto e vissuto con avidità, l’ho sentito nelle viscere. Male ha camminato con me e su di me sbattendomi in faccia la più orribile delle realtà: non si torna indietro da chi ci hanno costrette ad essere.

Gianmarco Soldi è nato nel 1992 e vive in provincia di Cremona. Laureato in Comunicazione d’impresa e dei media, è musicista e compositore, collabora come autore con diversi artisti, orchestre ed edizioni musicali. 

Un autore giovane a cui, in principio, non avevo dato molta fiducia. Come darmi torto?! Il mondo dell’editoria – fin troppo spesso – sforna aborti letterari che non andrebbero manco concepiti; come se fosse più importante che un libro risulti vendibile che leggibile… per fortuna Rizzoli – almeno in questo caso – c’ha beccato, come ti becca l’amore: insano e prepotente.

E su questi concetti mi sono confrontata con Gianmarco; <<forse alcuni amori malati sono più forti di altri, chi può dirlo…>> ed io la penso come lui.

“Io credo solo che se continuerai a cercare persone capaci di fare male, sarai tu a fare male a chi ti ama davvero”.

In ultima analisi, perché leggere il romanzo di Gianmarco e perchè farlo proprio questo mese?

Perchè i libri – quelli veri – quelli nati da storie rubate a stringhe marce di realtà, hanno lo scopo di far luce e illuminare, anche solo per il fruscio di una pagina, la nostra inquietudine.

Una penna semplice e incisiva, un romanzo dalla struttura che destruttura ogni convinzione, un pò come nella vita: quando sei certo della tua integrità, arriva la decadenza e ricominci a ricostruirti.

Un romanzo che fa luce sulla figura di una donna che non sempre è la donna che ci passa accanto silenziosa ed inosservata, no; è quel genere di donna che senti arrivare anche se sei dis palle, quella che irradia il suo dolore tutto intorno ed è proprio quel dolore – alla fine – a farla brillare, a farci brillare.

A Malena che diventa Male e a Male che non tornerà mai più Malena; perché da certi mostri incappucciati ed intenti ad aspettarci dietro l’angolo, non si torna indietro.

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