Donna.

Donna solo per qualche giorno poi ti trattano come un porno…

Le sento canticchiare questa canzone nella mente ogni giorno mentre, a passo svelto e deciso; salta da un regionale veloce alla metropolitana.

Quel passo e quella postura sono riusciti ad ingannare anche me che, da sempre e per sempre, vedo orde di persone pestarmi, calpestarmi ed attraversarmi. Sarò anche l’emblema della forza – io – ma questa donna non scherza, ha smesso di giocare molto tempo fa; quando i giochi avrebbero dovuto essere la sua sola occupazione.

Donna fatti legare al palo e le tue mani ti fanno male…

Cipro, Ottaviano, Lepanto, Flaminio e finalmente Spagna. L’accolgo con un gelido abbraccio invernale in una sopita Piazza di Spagna, nel silenzio delle 7:28 si ripete come un mantra: donna che non sente dolore quando il freddo gli arriva al cuore, ed è per questo – forse – che decide sempre di percorrere accanto e dentro me quel chilometro e due che la separa dalla salvezza.

Mi respira, si lascia accogliere: di me non ha paura. Non sono solo donna come lei, io sono sfrontata, sfacciata, ho resistito a tutti i colpi duri inflittimi dagli uomini, sono rimasta sempre qui e la distruzione mi ha resa più affascinante.

…chi la vuole per una notte, c’è chi invece la prende a botte.

E le botte prese dalla vita le risuonano nella mente come lividi sordi, questa melodia la stordisce. Le orecchie tappate dalle cuffiette. Percorre via Condotti e guarda tutte le vetrine delle grandi griffe pensando al lusso, quel lusso che non potrà mai permettersi: essere fragile!

Come biasimarla, se avessi ceduto anche io alla fragilità ora non sarei qui – sovrana – in tutto il mio splendore. Splendore nato dal dolore, dall’amore, dagli uomini che hanno costruito e poi distrutto; dev’esser proprio una loro caratteristica perché lo fanno da sempre con quelle come me e come lei. Respira e mi respira in queste ore di immobile silenzio. Si specchia in tutte le vetrine e all’inizio – riuscendo ad ingannare anche me – pensavo stesse cercando nel riflesso il balsamo per il suo ego, poi ho compreso…

Donne piccole come stelle, c’è qualcuno le vuole belle…

La melodia riparte mentre si specchia nell’ultima vetrina all’angolo con via del Corso; anche stamani, attraverso quei vetri sempre puliti, senza macchia e disonore, ha provato a scorgere la macchia che ha dentro, ha provato a capire se il suo dolore fosse visibile agli altri. Pare che il suo unico problema sia non farsi vedere per chi è davvero. Eppure le ho dimostrato che se io sono ciò che sono è proprio grazie al mio dolore.

Non da retta manco a me.

Ma quegli uomini sono duri e quelli godono come muli…

Imbocca via del Corso lanciando uno sguardo irritato a Palazzo Fendi addobbato per Natale con grandi sfere rosse luminose. Lo so che odia il Natale, non si può credere alla magia dopo che te l’han portata via. Anche io, però, non posso fare a meno di vestirmi a festa, la gente gioisce ed io son costretta a fare altrettanto.

Lungo via del Corso la vedo che alza fiera la testa. Ci ho messo un po’ a comprendere cosa le facesse cambiare sguardo; è più spedita, più fiera e più forte.

Donna come l’acqua di mare, chi si bagna vuole anche il sole…

E lì, proprio infondo a via del Corso, sembra esserci il suo sole; quel sentimento che la scalda. Anche se piove o c’è vento, lei percorre quella strada a piedi; forse i passi lungo il tragitto sono il riassunto della sua vita, ora intrecciata alla mia.

Donna cosa succederà quando a casa non tornerà…

Ed è arrivando difronte l’Altare della Patria che si sente finalmente a casa. Casa mia, casa sua, casa io. Io che la accolgo ogni giorno, io che mi offro a lei; lei che ci ha messo un po’ ad amarmi e comprendermi nella mia complessità.

Io CITTÀ ETERNA che da sempre resisto alla storia e agli uomini, io ROMA, sfacciata, sfrontata ed esagerata. La gente non resiste al mio fascino ed io non resisto a quello delle donne come me, come questa donna e molte altre donne che, in una vita fatta di guerra e dolore, tendono alla pace senza smettere di combattere per i propri ideali.

E sono proprio quegli ideali a zittire la melodia. Muove i suoi ultimi passi mentre toglie le cuffiette e prende ad ascoltare i rumori di una Piazza Venezia ormai sveglia. Mi respira ancora forte e ricorda a se stessa che, nonostante tutto, se la vita ti priva di qualcosa è per dartene una altrettanto grande.

Via di San Marco, un portone antico ed il busto del Triumviro Marco Antonio; sorride salendo le scale e pensa a ciò che gli uomini non saranno mai.

Tra poco, senza mai dimenticare quella canzone, si svestirà dalla donna, si vestirà del suo più grande amore e tutto avrà un senso. In quell’istante si dimentica di lei e si dimentica di me.

Lei donna ed io città ci lasciamo alle spalle il dolore e, dal dolore, prendiamo a splendere.

A Mia, immensa Mia, che è la colonna sonora della mia vita e di tutte le donne destinate a soffrire.

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