Il corpo che vuoi – Alexandra Kleeman

Autore: Alexandra Kleeman
Traduzione di Sara Reggiani
Casa editrice: Black Coffee
300 pagine
Trama: una ragazza, A, vive in un’anonima città americana con la coinquilina, B, e il ragazzo, C. Mangia quasi solo ghiaccioli e arance, trascorre un assurdo quantitativo di tempo davanti alla TV, ipnotizzata dalla pubblicità o dal reality show che C ama tanto, e plasma il proprio corpo su un modello di bellezza che esiste solo sullo schermo. Nel frattempo B tenta disperatamente di fare di sé una copia di A, appropriandosi delle sue cose e delle sue abitudini, mentre A cerca un senso alla propria vita al di là della dipendenza dal ragazzo. Si rilassa solo spiando la famiglia dall’altra parte della strada, che tuttavia un giorno scompare misteriosamente: padre, madre e figlia salgono in macchina camuffati da fantasmi e se ne vanno, lasciando sulla porta del garage una sinistra scritta.

Quella di Alexandra Kleeman è decisamente la letteratura del futuro. In un mondo fatto di immagini e stereotipi, il romanzo ci cala nelle viscere di personaggi fatti di carne, ossa, perversioni e deviazioni. Surreali, sì, ma non per questo lontane dalla psiche umana che tra le pagine diventa terreno fertile e pericoloso.

Una parabola della moderna società in cui il consumismo si palesa per ciò che è: una setta. I rapporti passano oscillano, o sono contatti lontani tra umani, o son veri e propri furti di intimità e identità. Una continua ricerca di sé che sfocia nell’emulazione dell’altro.

Il rapporto col proprio corpo è la base di partenza per una ricerca della propria identità in un mondo che non ci vuole identitari ma replicanti, come i Wallys del Wally’s.

Insomma, c’è di tutto.

Atmosfere da incubo che per quanto reali a tratti ti stordiscono.

La fame è una costante in questo romanzo. Fame di arance e ghiaccioli, di merendine irraggiungibili. Fame da gestire e tenere a bada, fame di capelli, sì, di capelli.

Il grande paradosso di soffrire la fame – di cibo amore e vita – in una società che potrebbe (o parrebbe) offrirci di tutto, ma tutto questo tutto non basta, proprio perché non riusciamo a bastare a noi stessi.

Nell’assurda vicenda di A, B e C, fa da sfondo un monitor, quello della tv, sempre illuminato, sempre pronto a far registrare messaggi subliminali, sempre pronto a spingere la mente verso una meta prestabilita.

E la meta è il grande Wally’s dove le persone girano senza meta, seguendo un ordine stabilito da chi ha piani consumistici per tutti. La protagonista capirà col tempo che anche il cibo che più sembrava desiderare, quel cibo che per lungo tempo l’ha nutrita con le immagini, altro non è che un artefatto, un veleno che la allontanerà sempre più da sé.

Un pugno allo stomaco, bisogna avere una buona dose di apertura mentale e coraggio per leggere questo romanzo che forse fra vent’anni sarà un saggio dell’attuale sistema sociale.

Non è un libro adatto a tutti ma son certa che anche i più chiusi di mente e babbani ne gioverebbero della lettura.

Veniamo al dunque, perchè è importante che le donne leggano questo romanzo?

Perché si parla di rapporti di amicizia malati da cui si fa fatica ad uscire.

Perchè si parla del rapporto con un corpo che si fa strumento nelle mani del capitalismo e del consumismo, si parla del rapporto d’amore che attraverso gli altri ci consuma perchè la società ci spinge ad essere le persone che gli altri vorrebbero che fossimo e non chi siamo: come merce inscatolata e tirata a lucido su uno scaffale al supermercato.

Ed infine, fondamentale, perché questo romanzo ci costringe a chiederci se la persona che oggi siamo è una vera persona, o è un subumano che tende ad assomigliare sempre di più agli altri e meno a se stesso.

Divorato in 4 giorni.

Alexandra Kleeman è una giovane scrittrice di narrativa e saggistica, vincitrice del Bard Fiction Prize e finalista del prestigioso Young Lions Award della New York Public Library. I suoi scritti sono apparsi sulle principali riviste letterarie americane, tra cui The Paris ReviewZoetrope: All-StoryGuernicaTin House e n+1. Vive a New York e insegna scrittura creativa alla Columbia University.

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