Il sessismo lede anche gli uomini.

di Francesco Zampa.

Quando Maria mi ha chiesto un pezzo sull’argomento ho
accetto con entusiasmo. La conosciamo tutti, per me è stato un
onore. Poi ho cominciato un po’ a farmela sotto. Mica è facile
non dire banalità, lei non le dice mai. Ma il dado è tratto, le
mani avanti le ho messe e quindi andiamo.


Dunque, dicevo, è da anni che sono costretto a riflettere
sull’argomento uomo/donna, più o meno da quando mi sono
sposato, se devo mettere una data, ma probabilmente avevo già
iniziato prima, sennò non avrei incontrato mia moglie. Eh già,
perché lei era molto più avanti di me da questo punto di vista e
mi ha fatto accorgere di quanto fossi indietro io rispetto al
mondo circostante.

Si dice aprire gli occhi?
La prima cosa è stata perciò tentare di spogliarmi da ogni
retaggio per comprendere meglio, ammesso che sia possibile, e
liberarsi di tutto. Non è facile farlo, è come sbucciare la cipolla,
c’è sempre un altro strato. Mi spiego meglio: credevo di essere
all’avanguardia e invece non lo ero affatto, credevo di aver
capito un sacco di cose, invece ero un principiante. Il fatto è
che i condizionamenti sono tanti, tantissimi, e neanche ce ne
accorgiamo, e molti sono destinati a rimanere perché, in senso
generale, sorgono e cedono in continuazione, fanno parte della
vita, vengono dalle abitudini.
Ma torniamo a noi.

Ci sono delle cose che appaiono esagerate
ai più, un po’ anche a me a dire la verità, e forse ci arriveremo
alla fine.

Proseguiamo intanto.

Le questioni del maschilismo e
del patriarcato, tutte cose vere, riguardano i maschi, prima
ancora delle donne.

Cioè: anche a noi ometti queste convinzioni
hanno procurato e procurano problemi e difficoltà.

Quanto è
difficile essere se stessi quando ti dicono fin da piccolo che
essere uomo significa non piangere per esempio, perché sennò
sei una femminuccia, oppure avere più donne possibile, quando
invece ti piacerebbe, sì, ma in realtà ti accontenteresti di quella
che ti piace di più, oppure fare a botte quando occorre, tanto per
ribadire, come se chi le prende, solo per questo, abbia anche il
torto sulla questione. Essere uomo si realizza prima di andarsi a
confrontare nel mondo. Teoria?

Suggerisco: potresti provare
con… maturità? Consapevolezza, forse, equilibrio?

La risposta
sarebbe anche semplice, liberatoria, infine utile, se vogliamo:
ma è più immediato tenere fuori le donne finché si può. Provate
a traslare questo assunto nella militarità, all’epoca in cui
entrarono le donne. Il tratto resistente, in sintesi, diceva più o
meno così: ma se io finora mi sono definito grazie alla divisa e
al fucile, una volta ammesse le donne che fanno la stessa cosa,
forse anche meglio, che uomo sono io? Per quel che mi
riguarda, ero più che d’accordo. Già vedevo l’orizzontalità.
Riflessioni di uomini in fatto di donne e di parità di genere
dove vigeva da sempre il verticismo, e la consuetudine spezzata
a suon di costrutti inauditi. Ma non fu rivoluzione, solo lenta
infiltrazione. Molte ragazze entrarono già avvizzite nel
maschilismo e finirono loro stesse per adeguarsi. Il
cambiamento culturale non si fa con le iniezioni di sesso ma
parte più da lontano, dalla società, dalla scuola. L’ambiente
militare non poteva sfuggire a questa semplice constatazione.
Mi assolsi con una scrollata di spalle: comunque il
cambiamento ci fu; al contrario, dalla fine e non conseguenza,
ma, infine, si innescò. Dovremmo attendere le prime generali a
tre stelle e l’abbattimento del linguaggio di genere perché si
intravedesse qualcosa di solido: ma questo merita un altro
approfondimento.
Riprendiamo, allora: cosa fai quando il confronto sotteso chiede se è
uomo anche un omosessuale o monogamo o single, allora io
che (non) sono come lui (leggi: non ho la forza di esserlo),
cosa sono? Che poi non è affatto facile indossare i panni del
duro, tradizionalmente concepito, specie quando non sono i
tuoi. E se il retaggio ti costringe, la soluzione non può che
essere lo strappo violento: picchiare, schiacciare chi ti ricorda
che c’è un errore di base, un corto circuito imprevisto, e quindi
non si sa chi le prende, forse, ma chi subisce in ogni caso, sì.

Si fa prima, si fa meglio, e non devi mettere in discussione tutta il
tuo vissuto, il cui perché non hai compreso fino a quel
momento.
Perché se sai chi sei, non ti dà fastidio nessuno.
È quando non lo sai che temi il confronto con chiunque ti
mostri che ci sono altri modi di vivere, tantissimi, diversi dal
tuo, ma ugualmente degni.
Per fortuna, lavorio, o per retaggio contrario, non so
esattamente, sono sfuggito a tutto questo. Non è stato agevole,
non è stato facile, non è stato indolore, non è stato breve, e non
è finita, ma oggi mi sento più libero.
Poi è anche vero che moglie e figli, famiglia insomma, possono
essere retaggio di qualcosa, e anzi lo sono, ma, come ho detto,
la lotta è continua e siamo in ogni caso la somma di tutto quel
che ci è successo fino a oggi. Non credo si possa prendere solo
il lato che ci fa comodo. Sorgono obblighi, impegni, a mio
avviso ineludibili, qualunque sia la scelta che facciamo. Oh, sì,
scegliamoci un’amante, o anche due o tre: dovremmo loro
qualcosa. Allora stiamo soli, ché è meglio, ma è possibile per
sempre? Perché se vai a cercare qualcuno, anche per una sera,

si ricomincia.
Riflessioni di uomini in fatto di donne e di parità di genere
E così, quando le mie figlie, cresciute, hanno cominciato le loro
storie di ragazze, e gli antichi controllori si sono fatti vivi a
ricordarmi cosa le brave figlie fanno e cosa no, non ho potuto,
né mi sono sentito, di rinnegare tutto questo, proprio quando
era il momento di fare i fatti. Ho mantenuto la barra. C’è stata
qualche difficoltà all’inizio, ma non troppo, devo dire, e anche
loro mi hanno aiutato. Nel senso che sono cresciute
consapevoli, perché gliel’ho sempre detto di farsi rispettare e di
non tollerare nessuna prepotenza da chi le avvicinava. E
contemporaneamente mi sono adeguato a quel che dicevo,
resistendo a ciò mi imponeva di lasciar stare la teoria perché
era l’ora della pratica. Va meglio così, molto meglio. Non
posso decidere i loro amori, sono cose loro, e l’hanno capito.
Posso tentare di preservarle finché sono piccole, evitare che
cadano troppo giovani in scelte di cui si pentirebbero, posso
persuaderle da vizi e trappole, e motivarle allo studio, alla
danza, all’impegno, perché solo con l’impegno possono fare
conquiste delle quali nessuno potrà espropriarle.
Decideranno loro, la cosa importante è che abbiano la
possibilità di scegliere e di comprendere.
Ho sentito storie di mamme e nonne costrette in casa, che non
potevano parlare con il fidanzato, che erano malmenate se lo
facevano. Erano altri tempi, i comportamenti erano sbagliati ma
quegli uomini erano molto meno colpevoli di quanto possano
esserlo oggi, direi vittime di un modo di vivere che non
lasciava alcuno spazio. Però ricordo bene la sensazione di
disagio che provavo quando il ragionamento risultava contro la
retorica diffusa. Ero piccolo, e mestamente accantonavo il
primo per non sfidare la seconda. Lì è stato l’errore, e lo è per
tutti. Non ci vuole un grande sforzo per deviare non appena ci
si rende conto. Basta dire di no, grazie, vado dall’altra parte.
Tutto cambierà di conseguenza, e i risultati saranno visibili
molto prima di quel che si pensa.
E che mondo sarebbe, direbbe un antico, un mondo dove le
donne vanno in cerca di uomini? Il paradiso, forse; l’inferno.

Non credo. Credo che si vivrebbe meglio.

Francesco Zampa, scrittore e autore indipendente.

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