Intellettualame e nuovi “ismi”

Seguo sempre con una punta di orrore le tematiche che il nuovo intellettualame propina al gregge facendolo passare per innovazione pura.

Negli ultimi giorni pare che la tematica cool sia la maternità e l’effetto che la stessa – o la mancanza della stessa- può avere sulle donne.

Non se ne parla mai abbastanza, vero! Bisogna sensibilizzare la società a non vedere le donne come contenitori sforna bambini, vero anche questo! Quello che non riesco a ritenere vero – o meglio, veritiero e sensato – è l’entusiasmo delle donne che sembrano sentir parlare per la prima volta di quest’ argomento.

Cioè, che una donna decida o meno di essere madre, non è una novità. Tuttavia, basta che l’intellettuale di turno lanci la pietra, che il gregge – osannando all’innovazione – si mette a rincorrerla manco fosse la pietra filosofale. Con questo non sto sminuendo la tematica, mi interrogo solo su quanto veramente certe donne siano pronte ad essere libere – e parliamo di donne della mia età – su quanto siano disposte a lottare per la propria libertà; PERCHè è FACILE FARE LA RIVOLUZIONE SUI SOCIAL E POSTARE E RIPOSTARE STORIES, ma quello che fa la differenza è la posizione, netta e decisa, che prendiamo nella nostra vita.

Inorridisco, sì, perché nel 1975 fu pubblicato “lettera a un bambino mai nato” della Fallaci e suppongo che ogni donna della mia età debba averlo letto se la maternità – o l’assenza di maternità – è così cruciale per la propria esistenza.

Ripeto, non si tratta di sminuire il problema ma di uscire dal gregge e pensare con le proprie teste. Ci si lagna troppo dei pregiudizi e della mancanza di libertà, ma quando è il momento di agire e rivoluzionare se stesse, ci si limita a fare copia – incolla dei pensieri dell’intellettuale di turno che, tuttavia, a parlarne fa bene, e fa bene perché tanto lo sa che il populismo che tanto contesta alla fine poi lo applica e sa anche bene che il gregge seguirà.

Forse il moderno intellettualame è troppo preso a puntare il dito contro i vecchi regimi, tanto da non rendersi conto che a furia di inneggiare ai vecchi “ismi” sta dando vita a nuovi nuovissimi “ismi” di cui pagheremo lo scotto – ammesso che non stia già accadendo – tra quanto? Dieci, venti, trent’anni?

Va bene parlarne, scriverne, sensibilizzare e portare a galla tutte le tematiche sociali che riteniamo utili all’evoluzione, ma vi prego, facciamolo con coerenza e dignità perché mi cascano davvero le braccia quando vedo creature della mia età urlare alla rivoluzione e alla tutela dei diritti per cose che sono state dette e scritte, trattate e ritrattate e che richiedono – per essere applicate – la presa di posizione e di coscienza del singolo e non le stories di Instagram: quello è populismo, e l’intellettualame lo sa, lo contesta ma se ne serve. Demagogia. Argomenti triti e ritriti che fanno presa sui grandi numeri. Tematiche sociali decisamente importanti e fondamentali ma non nuove, no! Vecchie quanto il mondo. Vecchie come l’uomo. Tematiche che ritornano sì in nuova veste ad ogni cambio generazionale come per il cambio stagione, ma che basterebbe affrontare.

Affrontare, no ciarlare.

Demagogia.

Se le vecchie ideologie erano sbagliate – ma non è di questo che voglio parlare – dobbiamo fare in modo che le nuove siano concretizzabili e sostenibili per le prossime generazioni. Non si può pensare di piantare un seme che fra trent’anni germoglierà come un’erba velenosa perché più assolutista e inquisitore di quelle ideologie che si contestano. Pensare a lungo termine, sostenere ideologie sostenibili, che a fare i facinorosi filosofi, poi ne pagano le conseguenze i giovani di domani, perchè è a loro che consegneremo un mondo che da un disequilibrio penderà per un altro disequilibrio: opposto e contrario.

Come immagine ho scelto quest’opera di Bansky perché parla da sé e parla pure per me, perché così io un futuro non riesco a vederlo, l’evoluzione dell’individuo è solo un miraggio. Si è persa la capacità critica e analitica di ragionare su un argomento con la propria testa, secondo il proprio spirito e la propria scala di valori. Nessun pensiero personale, solo ctrl c – ctrl v.

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