La lettera scarlatta – Nathaniel Hawthorne

Pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1850, è diventato subito un best seller ed è tutt’oggi uno tra i libri più venduti in America e considerato un classico della letteratura americana. Un libro che rompe le convenzioni dell’epoca trattando la tematica dell’adulterio e del conseguente riscatto sociale.

Il romanzo racconta la storia di Hester Prynne, una donna che vive nel New England puritano e commette il peccato di adulterio con un uomo di chiesa e da questa relazione ha una bambina nonostante il marito non torni da anni a casa. Tutti si interrogano su chi sia il vero padre ma lei non vuole rivelarlo. La fede puritana obbliga le donne adultere a portare sul petto una A cucita di rosso per espiare le proprie colpe ed Hester è condannata a vivere da emarginata.

Il vero padre della bambina, il reverendo Dimmesdale, è una persona rispettabile ma mai chiamata in causa, si sente colpevole di ciò che accade ad Hester e si tormenta. Nonostante questo, Hester affronta le pene per entrambi anche quando torna il marito.

Mi rifiuto di dilungarmi troppo nei dettagli legati alla trama, mi pare che in queste righe ci siano già tutti gli ingredienti per imbastire una degna riflessione su ciò che accadeva nel 1850 e ciò che accade oggi: la stessa identica cosa!

Le benedette e maledette convenzioni sociali non sono cambiate. Sempre le donne sembrano dover sottostare ad un codice morale differente rispetto a quello degli uomini che, più liberi e protetti dal pregiudizio, pare possano fare come meglio credono della propria vita senza dover portare una lettera scarlatta cucita in petto. A noi donne invece tocca portarla. A noi è richiesto rispettare tutta una serie di norme non scritte. Sì, non scritte. Perché qui non parliamo di legislatura o di politica ma di azione morale, di ignoranza, culto popolare, sentire e vivere comune. E sapete una cosa? Io sono una che parla con tantissima gente e ne vedo tantissime: non è vero che le cose sono cambiate. Non è vero che i giovani si sono emancipati. I giovani, almeno quelli della mia generazione, sono stati allevati a pane e pregiudizi e sono ancora in grado di cucirti addosso la lettere che ritengono più opportuna ma la cosa peggiore sapete qual è? Che si sentono legittimati a farlo.

Ah i maschietti! E le femminucce?

Anche noi dovremmo fare la nostra parte, e sapete perché? Perché le prime stupide sessiste siamo noi!

Si, siamo noi.

Pensateci. Tutte le volte che critichiamo una donna.

Tutte le volte che giudichiamo una donna in base alla sua vita sessuale.

Tutte le volte che ci sentiamo migliori di una donna per peso corporeo o aspetto fisico o per come è vestita.

Quando facciamo le maliziose ed elaboriamo congetture a sfondo sessuale sui suoi successi professionali…

Potrei andare avanti all’infinito. Potrei elencare uno svariato numero di esempi in cui noi donne invece di fare fronte comune, sfrontate, demoliamo di pregiudizi la vita di altre donne. E se noi per prime non abbiamo rispetto per la nostra categoria, come possiamo pretendere che lo facciano gli uomini?

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