La ragazza a testa scalza

L’intervista e il racconto di Hilary

Immaginate di ritrovarvi, di punto in bianco, senza capelli. Vorrei davvero che voi immaginaste una cosa del genere. Vorrei che ogni donna si guardasse allo specchio e, per un solo interminabile minuto, immaginasse di non avere più nemmeno un capello. Traumatico? Crudele? Folle? Doloroso?

Più di tutto, è vero.

Prima di conoscere Hilary pensavo all’alopecia… no, in realtà non ci pensavo, non in questi termini almeno. Poi, una domenica precedente ad un week end di settembre (è non è una frase fatta per sembrare romantica) ci siamo imbattute l’una nella vita dell’altra. Sentivo, guardando le foto, che quella donna aveva qualcosa da insegnare a me e alle mie lettrici, sentivo, più di ogni altra cosa, che se il destino mi stava portando a Spoleto non era solo per diletto ma, più di tutto, per intelletto.

Ho incontrato Hilary e la sua amica di sempre – Maria Grazia – in un bar in centro. Sgargiante nel suo foulard blu, la ragazza a testa scalza mi accoglie con un sorriso, uno di quelli che indossano le donne che hanno assaggiato l’amarezza, quella vera, non come quella del caffè amaro che, di li a poco, avrei ordinato io.

…alopecia areata – mi spiega Hilary con una calma e compostezza degna di una Lady di grande inverno (scusate, mi scappa GOT ovunque!) – da quello che ho capito non ci sono cure ed io mi sono fermata, ho smesso di girare da un medico all’altro, lo faccio da quando ero bambina; ora mi accetto e mi accolgo così.

Taccio, cos’altro posso fare? La guardo ed il mio sguardo curioso la incita a continuare

…non è accaduto da molto che io mi accettassi ed accogliessi, è da pochissimo in realtà, è accaduto di pari passo con l’inizio della relazione col mio compagno, padre di mio figlio. Con lui qualcosa è cambiato…

Hilary è mamma di un bambino di 10 mesi; Michael,

…con il progetto “#unveiled_senza.veli” vogliamo aiutare tutte le donne che soffrono o hanno sofferto per questa forma di alopecia, vogliamo aiutarle a venirne fuori, ad accettarsi ed accogliersi anche se io penso di avere ancora tanta strada da percorrere; ho rinunciato alla parrucca ma senza foulard ancora non riesco ad uscire. So che ci sono molte ragazze che ci riescono e spero di riuscire a compiere questo passo in avanti.

Rifletto. Ho visto molte foto di Hilary, scattate dalla sua amica Maria Grazia – fotografa ufficiale del progetto – senza foulard e parrucca…

…pensavo che diventando madre sarei riuscita a mostrarmi senza veli poi però, un giorno, parlando con il mio compagno – Michele – è arrivata la domanda: davanti al bambino come farai? E lì ho cominciato a pensare alla scuola e al fatto che farmi vedere così dagli amichetti di mio figlio mi avrebbe fatto rivivere quello che ho vissuto io, a scuola, quando ho perso tutti i capelli…

I bambini non hanno filtri, lo sappiamo, e sento che la paura di Hilary è profonda, vecchia, ha a che vedere più con se stessa che col figlio…

…mi sono fermata dove sono, è per una forma di tutela nei confronti del bambino e so che questa cosa potrebbe non aiutare le altre donne che dovrei spronare. Venivo etichettata come quella che portava la parrucca, ho iniziato che ero in prima media.

Alle elementari portavi la bandana o il cappello – suggerisce Maria Grazia – che sembra avere bene impressa nella mente la vicenda di Hilary. E non potrebbe essere altrimenti dal momento che la loro amicizia dura da oltre vent’anni!

Hilary ripercorre la sua vicenda: erano spietati, sia alle elementari che alle medie.

Chiedo ad Hilary di tornare ancora un pò indietro, al momento in cui ha preso coscienza di quello che le stava accadendo e lei, serafica come un angelo, condivide con me uno dei momenti più intimi della sua vita:

…ero davanti allo specchio, mamma mi rasava i capelli. Mi sono caduti, poi ricresciuti a ciocche fino a quell’immagine di me e mamma che mi rasa. Da qui ricordo solo cose brutte; alle elementari soprattutto, mi prendevano in giro. Piangevo e mi chiudevo in me stessa ma cercavo di non lasciar intuire nulla a casa. Ero molto fragile, ora ho più carattere anche se non sono fiduciosa nei confronti della capacità dei bambini di accettare la diversità.

Quella di Hilary è una ferita che ancora sanguina e, come lei stessa afferma: è stata la cosa più traumatica. Sono spaventata per mio figlio. Oggi incontro le persone che un tempo mi prendevano in giro, soprattutto i maschi (STRANO, penso dentro di me e mi mordo la lingua. Strano!) loro manco si ricordano più del male che mi hanno fatto ma io ho, nei loro confronti, ancora una barriera.

E con le amiche? Chiedo curiosa…

…i maschietti erano peggio. Con le femminucce c’era più rapporto, mi stavano accanto. Io e Maria Grazia siamo amiche dall’asilo. Ho avuto una gravidanza difficile e lei, per me, è stata una seconda mamma.

Sento la potenza della loro amicizia, del loro progetto comune e della loro complicità, non semplice (questo lo intuisco da come parlano dei loro alti e bassi) ma vera.

Cerco di riportare Hilary a scuola, alle medie e lei condivide un ricordo che mi lascia l’amaro in bocca, peggio del caffè che, è vero, non era un granché ma la vita, a volte, sa essere peggio!

…io sono di Eggi e lei di Bazzano, prendevamo lo stesso autobus per arrivare a scuola a Spoleto e ricordo di questi ragazzi seduti in fondo mentre io ero davanti, ai primi posti, e loro parlavano ad alta voce solo per far sentire quello che dicevano di me…

La questione parrucca mi fa pensare ad un episodio di sex and the city che ho condiviso anche con Hilary e Maria Grazia data la potenza del messaggio, ve lo linko di seguito… https://www.youtube.com/watch?v=bGwfg6y9yVw

Ma torniamo a noi…

Ricordo anche un’altra cosa – interviene Mariagrazia ogni volta che salivi in autobus mi chiedevi se la parrucca fosse evidente, se si notava qualcosa… aveva paura che si vedesse la retina perché una volta erano diverse. Oggi son molto più reali e naturali.

E il primo approccio con i ragazzi, i primi flirt?

…c’era un ragazzino che mi piaceva tanto. Mi prese in considerazione solo per avvicinarsi a me il più possibile e capire se portavo la parrucca. Ancora oggi ricordo chi è. Tolta quest’esperienza, sono stata molto fortunata ed ho avuto una vita amorosa felice, ho sempre detto la verità e mi sono sempre aperta dopo una prima fase iniziale.

E così arriviamo al liceo, Hilary scopre delle nuove parrucche e si sente più a suo agio. Il rapporto con i compagni di scuola è discreto anche se lei si definisce:

“segnata, un adolescente sulle mie.” Sognavo di diventare psicologa maforse ho solo avuto paura.

La ragazza a testa scalza ha un sogno in sospeso, è chiaro e spero che non sia l’unico. Riguardo il suo foulard e le chiedo quando quell’accessorio è entrato nella sua vita:

…glielo l’ho comprato io, in Sardegna – interviene Maria Grazia – entrando in contropiede in quel ricordo,

me ne hai regalati due – ricorda Hilary con un sorriso. La forza dell’amicizia mi emozione anche più dell’amore! All’inizio li mettevo solo a casa per farmi qualche foto, la prima volta che sono uscita con un foulard è stato con Michele la scorsa estate. Il primo foulard con cui sono uscita era quello regalato da Mariagrazia, quello bianco con i pois. Ancora uso qualche parrucca, dipende dai giorni e dal contesto; non mi piace farmi vedere dai bambini senza parrucca...

Quella di Hilary – la ragazza a testa scalza – è una storia che apre molti spunti di riflessione: femminilità, diversità, bullismo, accettazione, lotta, conquista… spunti che conducono ad una sola grande riflessione: siamo perfette così come siamo. Non è facile comprenderlo e spesso è un processo che richiede alcuni decenni per una donna; dovremmo raccontare meno fiabe e più storie di donne alle nostre fanciulle per far in modo che da adulte imparino che, tra la realizzazione dei propri sogni e la vita vera, nessuna ci metta piede in contropiede. Vi invito a seguile Hilary_sic sui suoi canali social e ad aderire al progetto suo e di Maria Grazia Bassetti. Se la storia vi ha toccato – com’è successo a me- condividete a più non posso!

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