Le correnti del fato Alessandro Moscini

“Rendi cosciente l’inconscio, altrimenti sarà l’inconscio a guidare la tua vita e tu lo chiamerai destino.”C.G. Jung

Le correnti del fato” è romanzo definito da molti “anomalo”, ma le anomalie, nella vita, quali sono?!

Lo si potrebbe definire del genere fantasy, dice qualcuno. Ma siamo certi che determinati episodi siano frutto della fantasia e non di una coscienza consapevole e fortemente sviluppata?

Un continuo flusso di coscienza che va dalla protostoria alla contemporaneità passando per il medioevo duecentesco francese, durante la persecuzione dei Catari e un primo Ottocento torinese, ricco di suggestioni moderne. Un viaggio spirituale in cui la narrazione in prima persona ha lo scopo di rievocare, ricordo dopo ricordo, un passato che ritorna pesantemente sempre attuale per i due protagonisti coinvolti.

A narrare le vicende sono i due protagonisti, le voci narranti si alternano fornendoci prospettive diverse di ciò che accade… sempre tra sogno e realtà. O realtà differenti?

Due innamorati destinati a incontrarsi debbono ritrovare insieme e riallacciare il filo del destino che da sempre li lega superando condizioni storiche, che nelle differenti epoche, attraversate, a causa della dimenticanza data dal passaggio da una vita all’altra,  ostacolano loro unione. 

Lettura destinata a chi ha preso coscienza di quanto mutevole sia la realtà e di quanto sottile sia la barriera che separa noi dal multiverso che abbiamo dentro. 

Opera attuale, anche nel suggerire, nei tempi indaffarati della contemporaneità, che al di là di conoscenze spicciole e memorie fatue, vi è un mondo di destini da compiere, anche contemporaneamente, e libertà da conquistare, appartenenti a un mistero che fa parte di ogni essere umano. L’uomo è davvero pronto a scoprire se stesso? E se un giorno si dovesse trovare faccia a faccia con la realtà dei propri sogni, avrebbe il coraggio di affrontarne le conseguenze?

Forti i riferimenti alle filosofie orientali che da sempre ci spingono a guardare oltre. Inevitabile il parallelismo con quei fenomeni della fisica che, se pur con un altro linguaggio, hanno cercato di darci lo stesso identico messaggio: questa realtà è solo la più densa delle manifestazioni, la più grezza, ma non è l’unica esistente. 

“Non c’è pace nel tornare

Ogni volta con sulle spalle

Il fardello della sconfitta.

Infinite vite a cercarti

Senza poterti spiegare

Che il mio cuore è prigioniero

Delle correnti del fato”  – Alexandre Lovebug

Tuttavia, degli altri stati di coscienza non abbiamo sempre ricordo, ed ecco che i ricordi delle vite precedenti irrompono prepotenti nel quotidiano dei protagonisti. Dapprima si pensa di esser in balìa della fantasia e della follia – verrebbe certo da pensarlo – ma i segni sono forti e si arriva sempre al punto di non poter fare a meno di inseguire il proprio destino.

E tu, stai inseguendo il tuo destino o sei in balìa degli eventi.

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