Meglio single che mal accontentata.

SINGLE ≠ SOLA

Partiamo da questo assioma: essere single non vuol dire essere sola.

A questo mondo la solitudine non è scontata e immediata ma è una conquista: non si riesce a star soli nemmeno se t’impegni. Quello che invece viene confuso con l’esser single, è il disperato bisogno di stare in una relazione.

A questo punto tocca fare una distinzione tra le donne single consapevoli e quelle inconsapevoli e bisognose. Suppongo che il problema riguardi le seconde ma, ciclicamente, come per la prova costume, alla fine ci riguarda tutte.

In una società dalle mille e una notte di opportunità, perché ci sono ancora donne disperate che spasimano alla ricerca di un grande amore che però ricercano nell’uomo sbagliato?

La questione è semplice ma richiede un’inversione dello schema: la normalità, la base di partenza, non è stare in due. La base di partenza è che veniamo al mondo ad occuparci di noi stesse e, quando questa evoluzione è compiuta, possiamo pensare di metterci a sistema con un altro individuo. Forse. Non è detto che per tutti sia così..

Tuttavia, soggiogate da una cultura figlia del dopoguerra e fortemente ancorata al concetto di famiglia, cresciamo con la convinzione di dover cercare, trovare e tenerci strette l’amore della nostra vita.

Ma l’amore, come la forma perfetta nella prova costume, non è per sempre, è ciclico, richiede preparazione e duro lavoro che inevitabilmente dobbiamo fare con noi e per noi onde evitare di trovarci incastrate in rapporti da “mal accontentate”.

Chi sono le mal accontentate?

Siamo noi quando ci ostiniamo a volere a tutti i costi un rapporto a due quando non abbiamo nessuna conoscenza di noi e dell’altro; e per me è uguale al dire “voglio un figlio” senza però avere la stima e la conoscenza dell’altro. Ecco, in questo caso, le due cose diventano un legame con i bisogni egoici e personali e non il frutto di una relazione.

Odio i legami, detesto la parola legame: tutto ciò che lega soffoca e ferisce.

Nella vita, per stare in più di uno, bisogna parlare di relazioni e di relazionarsi, altrimenti si finisce incastrate in legami che non fanno al caso nostro, che non abbiamo scelto e che mai potremmo scegliere senza imparare a stare da sole e bene nella nostra vita.

Dopotutto, se non riusciamo a starci noi in nostra compagnia, perché dovrebbero farlo gli altri?

Vuoi essere un’amante, una cornuta, una donna sola e disperata o una “single perbene”?

Quando cominci a parcheggiare il culo vicino ai quaranta, in teoria, dovresti aver collezionato un certo numero di appuntamenti andati a male come il mio yogurt greco bianco e magro lasciato a marcire in frigo nella vana speranza di cominciare una dieta. Dovresti aver capito, senza ombra di dubbio, non cosa vuoi dalla vita, ma cosa non vuoi.

I quaranta o zone limitrofe sono gli anni del “questo non fa per me”, o almeno dovrebbero esserlo.

Ecco, inverti lo schema. Concentrati su ciò che hai nella tua vita e se quel legame ti fa male e non lo puoi cambiare, gettalo nell’indifferenziata. Lo yogurt non diventerà mai panna montata, per quanto tu possa sbatterti lui non cambierà ma tu sì, tu puoi farlo.

Se nella tua vita c’è un legame che dopo una parentesi di sesso che va dai venti minuti a – che ne so – facciamo massimo un’ora, ma che poi ti costringe a fustigarti tre giorni in attesa di un suo messaggio, di una chiamata, di un complimento o di attenzioni; allora c’è qualcosa che non va, e non è lui, sei tu.

L’atteggiamento della donna che si fustiga in attesa di un messaggio che non arriva è quello di una donna sola e disperata, e per sola non intendo senza amici o uomini a riempirle le chat, no! Intendo sola perché ha abbandonato se stessa, e quando ti abbandoni, quando non senti più un forte legame con te stessa, accade questo: fame d’amore compulsiva.

Bene. Il concetto di single perbene, partorito dopo scontri e incontri intellettuali con l’amico Luca Lobina, trae origine da quel concetto di evoluzione personale che alla base pone il benessere dell’individuo nei confronti della propria vita. Parliamoci chiaro, se hai tutto questo tempo da dedicare ad un uomo, se la maggior parte delle ore della tua giornata le trascorri a pensare a lui – nel bene o nel male – se tutto ruota intorno agli incontri sporadici, se la tua vita si struttura in funzione di ciò che lui dice, scrive e fa – concedimelo – hai fallito.

Essere una single perbene è uno stato dell’anima. Non ha nulla a che fare con i rapporti. E’ strettamente legato al rapporto che hai con te stessa, che deve rimanere invariato ed eccelso sia che tu viva una relazione sia che ti limiti a delle fugaci avventure. Ha a che fare con la più alta forma di fedeltà ed è quella verso te stessa.

Ricerchiamo bisognose l’amore alla stregua dei carboidrati e finiamo, come in preda ad un attacco di fame compulsiva, con l’accontentarci di un partner che per la nostra vita è cibo spazzatura preso a caso dallo scaffale del tutto in offerta, ma l’offerta, lo sappiamo, non sempre coincide con la domanda. La domanda, dunque, qual è?

In quale universo hai permesso ad un uomo di occupare più tempo a pensare a lui che a te?

In quale fantasy distopico ti sei collocata per aspettare, bisognosa, che lui ti rallegri la giornata?

Fallimentare, se è questa la tua attuale e perseverante situazione, la tua vita è fallimentare.

Ascoltami e non offenderti. Siamo tra amiche e le amiche, si sa, devono dirti le cose spiacevoli che non vuoi sentirti dire.

Se tu avessi una vita piena e soddisfacente, fidati, non ti legheresti così, a meno che tu non lo decida consapevolmente, ma in quel caso non ne soffriresti.

Dunque, se sei nella condizione di donna bisognosa e disperata devi rivedere la tua via, son certa che scoprirai tre cose fondamentali:

hai tanto tempo a disposizione che non investi per la tua cultura ed evoluzione,

non hai interessi e hobbies che ti rendono felice,

non riesci a stare da sola con te stessa senza annoiarti perché forse – e non offenderti – sei diventata noiosa, apatica e priva di stimoli veri.

Hai presente quelle donne impegnate, di corsa, felici e appagate? Non puoi fingere di essere così ma puoi diventare così. E non perché la fretta sia premiante, ma perché lo è una vita piena di vita.

Qual è la tua ragione di vita? Dedicati ad una causa e non ad una singola persona; quella è ossessione.

Arricchisci la tua cultura, studia, leggi, guarda film, scrivi.

Impara a stare in tua compagnia. La solitudine è sacra ma non è uno stadio intermezzo tra quando lui va via e poi ritorna. No, è lo stato naturale delle cose, e per interiorizzarlo devi accettare l’idea di non aver fatto nulla per te se non per prepararti al top per appuntamenti che puntualmente sono un flop.

Concentrati sull’essere una persona migliore. Se ora ti senti vuota non è detto che tu lo sia, guarda bene dentro te e cerca le cose che ti fanno sentire viva, quelle che ti tolgono la fame e che ti fanno dimenticare l’orologio. Se sono vere e autentiche, vedrai che non richiederanno l’intervento di persone o strumenti esterni.

Parla con te stessa. Il dialogo interiore è fondamentale, ti aiuta a conoscerti ed apprezzarti. Non aspettare che siano gli altri a dirti cosa è meglio o peggio per te, tu lo sai, ma non lo vuoi accettare.

Sentiti parte di qualcosa di più grande, sposa una causa e intraprendi una battaglia, anche partendo dalle cose che più ti fanno male. Lotta per te e aiuterai anche le altre.

Guarda l’orologio. Se tu avessi una vita piena, avresti il tempo e l’energia per ossessionarti col pensiero di lui? Non credo. Lui sarebbe parte di un sistema più grande. Sarebbe una fetta della torta messa a sistema col tuo benessere, il tuo lavoro, la tua formazione, i tuoi interessi, le tue amicizie e i tuoi affetti.

Il problema è che tu lo hai trasformato nella tua unica pietanza. Ti cibi solo di lui ed è per questo che non ti sazierai mai, non ne avrai mai abbastanza perché una persona esterna non potrà mai riempierti la vita.

C’è un solo essere umano deputato a farlo e sei tu.

Sì, richiede coraggio. Sì, richiede fatica, auto disciplina, a tratti dovrai importi di staccare la mente e fare altro ma poco alla volta riscoprirai il piacere di essere – gioco di parole – un essere completo.

Oppure puoi crogiolarti nella pigrizia, ossessionarti ad aspettare i suoi messaggi. Attendere bisognosa e disperata il prossimo incontro a cui sarai sempre disponibile perché – ahimè – oltre a vedere lui, nella tua vita e della tua vita non hai un cazzo da fare, se non prestare attenzione al suo. Ma per mezz’ora di pene vuoi davvero patire tutte queste pene?

Ripigliati. Non mettere il piede in fallo.

Per l’immagine dell’articolo ho scelto il dipinto di Gianni Schembari “donna con cappello” che potete trovare a questo link

L’ho scelta perché mi piacciono i cappelli, mi piacciono le donne multi color, multitasking e multitutto ma soprattutto mi piacciono le donne fiere e dallo sguardo orgoglioso.

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