Noa Pothoven.

Quando una donna non può decidere del proprio corpo la sua anima muore un pò.

Violenza sessuale, depressione e anoressia; non è poi così incomprensibile che una donna smetta di lottare, perché, e questo deve essere chiaro a tutti, dopo averti strappato il diritto di decidere per la tua sessualità, non è più vita ma lotta.

Ha conosciuto la violenza a 11/12 anni e a 14 è stata stuprata da due uomini. <<Mi sento sporca, dal mio corpo non se ne va più la sensazione di quello choc>> si legge in un bellissimo reportage su La Stampa.

Tre cliniche psichiatriche, l'esperienza in cella d'isolamento, terapie e liste d'attesa per servizi psichiatrici... ed era minorenne per l'elettrochoc, questa poi!

Ora quella questione così intima e buia tocca tutti: politica, religione, medicina; tutti hanno qualcosa da dire e da suggerire, tutti sono capaci, adesso, di tirar fuori da quel cilindro, che per Noa è stato un baratro, soluzioni alternative. Opinionisti del tempo perso!

Si rispolvera il dibattito sul fine vita che nulla c'entra con Noa e la sua vicenda. Si parla di eutanasia ma eutanasia non è. Bisogna dare ai drammi umani i giusti nomi: violenza, sindrome post traumatica, depressione, anoressia e FINE.

La fine non sempre coincide con la morte biologica, un corpo può restare in vita anche quando quella donna ha smesso di vivere.

Belli i discorsi sull'amore e sulla speranza ma, ad oggi, restano sempre e solo discorsi.

Abbiamo un problema, lo abbiamo sempre avuto e non è la violenza di genere - non solo la tanto banalizzata violenza di genere - è la SOLITUDINE. Che sia emotiva, psichica o fisica, la violenza è un dato obiettivo ed oggettivo che non può essere lasciato alla mèrce dei luoghi comuni. La solitudine però, quel male oscuro e silenzioso che ci sta divorando, non è oggettivo, non è valutabile ed uccide più della violenza.
Sapete, c’è qualcosa che mi chiedo di continuo quando si parla di suicidio: siete certi che sia sempre suicidio e non omicidio?! Eh già, perché sapete, quando una persona, inghiottita dal buco nero che ha dentro e dalla
propria solitudine, decide di togliersi la vita, la responsabilità è di tutti!

E ancora mi chiedo: che ruolo hanno avuto amici, parenti, fidanzati, fidanzate, colleghe e colleghi, capi e responsabili... sapete, quando una persona comincia a farsi inghiottire dal buio magari qualche segnale lo lancia, quello che invece ci rifiutiamo di sapere è che nella maggior parte dei casi, alle prime avvisaglie di disagio, le persone le bolliamo invece di aiutarle!
Si, le bolliamo perdio! In questa società altamente performante se non rispetti i canoni imposti dai social sei finita/o, emarginata/o...
Quante volte avete visto una persona accanto a voi ‘cambiare’?! Un’infinità suppongo, ma quante volte vi siete poi preso la briga di chiedere a quella persona se avesse un problema, se stesse male, il motivo del suo cambiamento, della sua solitudine o cambi d’umore?!

La vostra collega ingrassa? È una vacca! E la poverina magari si rifugia nel cibo perché sta somatizzando un trauma.

Un amico si isola? È uno sfigato! E il poverino magari sta affrontando un disagio talmente forte da non riuscire a parlarne.

Potrei fare mille esempio tanto ho il dente avvelenato ma non servirebbe, quello che voglio spingermi a fare, quello che voglio spingerci a fare, è tornare esseri sensibili come i bambini. Avete presente i bambini quando ti guardano e capiscono subito se qualcosa non va!
La mia nipotina Greta lo capisce al volo e mi fa una carezza, ogni volta, prima ancora che io racconti alla mamma e al papà cosa sia accaduto.
Ecco, facciamo come mia nipote Greta; quando percepiamo che qualcosa non va, facciamo una carezza. Siamo così bravi a puntare il dito in alto, in basso, a destra e a sinistra ma noi, concretamente, cosa possiamo fare per evitare disastri del genere? Cosa possiamo fare per chi abbiamo accanto?! Tanto, molto! Dobbiamo essere semplicemente più ‘umani’ e meno bestie. Anche se le bestie sono molto più evolute di noi in tal senso.
Da sempre, in natura, l'animale più forte esercita il suo potere nei confronti di quello più debole, nelle dinamiche sociali non mi pare che cambi molto.
Ed è così, noi donne siamo fisicamente più deboli. Possiamo parlare di parità professionale ed uguaglianza sportiva ma quando è l'istinto, quello più crudele, a muovere le azioni di un uomo che pretende un corpo, nulla o poco può una donna.

Ci differenziamo dagli animali anche per un altro aspetto: loro intuiscono a istinto  con chi potersi riprodurre e con chi no, sentono a naso con quale esemplare procreare, nei loro rapporti non c'è violenza.

Ci differenziamo anche per la ragione che, in qualcuno, è ormai un' arma di distruzione di massa perche in questo momento storico, proprio la ragione è andata persa.

Siamo figli di una generazione che ha visto le donne schiacciate, poi il pendolo si è ribaltato facendo in modo che la dinamica opposta si manifestasse; deteniamo poteri, li esercitiamo, siamo libere ed indipendenti, eppure corriamo sempre il rischio di non poter decidere del nostro corpo. Un corpo non si dona e non si pretende, col corpo si condividono la vita, il piacere, l'amore e il sesso ma nulla si da e si pretende.

E allora perché gli uomini arrivano a tanto?

Interi trattati sono stati scritti a riguardo, io penso che gli uomini vivano in una stato psichico ed emotivo di precario equilibrio; figli di una generazione che schiacciava le donne, ora si rapportano a donne che non si lasciano schiacciare. Sarà forse questo a generare rabbia, frustrazione e violenza?

Non è che gli uomini (quelli DEVIATI) andrebbero educati, rieducati e illuminati in tal senso?

Nessuna giustificazione, solo una riflessione: il mondo, così grande e potente, cosa avrebbe potuto FARE per Noa?

Le Istituzioni, tutte, che ora decantano soluzioni, cosa avrebbero DOVUTO fare? E chi le stava accanto?

Oggi ci saranno le esequie, nonostante qualcosa non quadri, dal momento che nel paese d'origine nessunO era a conoscenza della vicenda di Noa. Chissà perché quando accade l'irreparabile nessuno ne sa nulla. Alcune fonti affermano addirittura che la stampa locale non avesse mai trattato la vicenda... pare strano pensarlo dal momento che Noa aveva pubblicato un libro sulla vicenda.

In Olanda si parla di indagini ma il ministero chiede che <<il corpo di Non venga seppellito in pace>>.

La riflessione finale non riguarda più il diritto di scegliere come e quando morire, si tratta di scegliere come vivere, se vivere o sopravvivere.

Noa non ha potuto scegliere della sua vita, in lei si è insidiato un mostro che l'ha strappata al suo corpo, da quel momento in poi il dolore ha seguito un terrificante effetto domino.

I conservatori da una parte e i liberali dall'altra, dicono e scrivono fiumi di parole perdendo di vita chi, al centro del dramma, ha deciso - e questa volta l o ha deciso lei - di darsi pace, ha disposto per se stessa e per il proprio corpo.

Di tutti i se ed i ma su come avremmo potuto aiutarla, non ce ne facciamo nulla, ma un 'se' concedetemelo; se ci fosse stato qualcosa da fare (ed io - a pelle - credo sia tanto) avreste dovuto farlo prima perché tanto, una donna a cui il corpo è stato violato, dentro, è comunque già morta.

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