Noi due punto zero – Chiara Tortorelli

…scappo, corro, mi travesto, faccio la vita della reclusa, casa, lavoro e da Pietro quando posso, non vado quasi mai a cinema o a teatro, esco pochissimo per evitare di ritrovarmi sospesa tra domande a cui non so rispondere, luoghi comuni e situazioni imbarazzanti: dribblo su tutto, sugli uomini che cercano di strapparmi un appuntamento, su chi mi invita a fare un week end fuori porta e su chi mi vorrebbe chiusa in un angolo definito.

Le donne non si possono definire e manco la realtà che vivono è definibile.

Un romanzo che non lascia spazio a certezze e assolutismi. Nulla è definito in questa storia, a parte i personaggi; o forse cadono anche loro nel buco nero del relativismo?

Emma, una donna di quarant’anni, vive come se fosse una ventenne, a caccia d’amore e di assoluti, senza il peso delle responsabilità e immersa nella cenere del suo passato.
Nel cuore di Milano, mentre macina le ore in un’agenzia pubblicitaria che vola a mille, nasconde il suo segreto. Ha un appuntamento, quasi ogni giorno. Un appuntamento col buio.
A volte è una sconnessione elementare, altre un viaggio in un tempo scomposto e visionario, dove prendono vita i ricordi e tutto si dilata, le emozioni, la gioia e il dolore. Pietro, l’uomo che incontra a giorni fissi e forse la ama, è l’unico che riesce ad accompagnarla in questa dimensione “oscura”, è l’unico che ha accesso all’altro volto di Emma.
Intorno a lei Paolo, l’ex marito, pigro e indolente, Alice, la figlia amata che vive con Luisa, la suocera della Milano bene, Carla, l’amica invadente, Soniha, una bellissima cubana e Irene, la figlia d’elezione in cui Emma rivede sè stessa. 
Finché un giorno Pietro incontra Emma e fa finta di non conoscerla, cambiando le regole della storia, senza avvisarla. Chi è questo nuovo uomo che la provoca e spinge il gioco al punto da non riconoscerla anche quando lei lo implora? 
In due dimensioni parallele, una onirica e una reale, un viaggio nel mistero della psiche umana, della vita e dell’amore, intermezzato da un Coro greco che sottolinea i punti di svolta, i drammi e l’impossibilità di ogni definizione.

Una società che non ha stabilità e punti fermi, due anime irrequiete che incrociano i propri cammini e si mettono in gioco, un gioco che però può rivelarsi sì divertente ma anche pericoloso. Pericoloso come solo gli incontri intellettuali, psicologici e di anima possono essere. Emma è una donna molto sola, una donna che non è mai stata bambina, una bambina che ha vagato da sola nei meandri della sua psicologia inseguendo una madre dal destino segnato e che segnerà anche lei.

Emma, dal nome che evoca capolavori della letteratura, Emma che crea un parallelismo continuo tra sé e Anna Karenina, Emma che viaggia dentro se stessa passando dal presente al passato, da Napoli a Milano passando per Tursi…

L’impianto narrativo non lascia spazio a fraintendimenti; a fare da protagonista in questa vicenda, accanto e dentro Emma, c’è una società che va alla deriva ancorata alla totale assenza di valori. Tutto deve essere forte, emozionante, ai limiti della quotidianità e quello di Emma e Pietro diventa un gioco che ingoia la protagonista fino a spolparla della sua linfa vitale.

Emma, fino a quando sarà Emma? Una storia che si orchestra su piani differenti, passato e presente, reale e immaginario, verità e bugia… perenne bugia. Un punto zero che rappresenta il punto di fine e inizio ma anche quel punto di precario equilibrio in cui i protagonisti si muovono.

Roby ha un casino di uomini che le vanno dietro e esce ora con uno, ora con l’altro: compulsione a sedurre, per dire a se stessa che è bella, che è irresistibile, che è figa, lei non ci crede. (pagina 41)

La descrizione di un’amica che rappresenta un lato di quelle donne sicure e sfacciate che ci capita di incontrare, ecco la natura femminile più oscura portata alla luce, su carta: quante volte abbiamo bisogno di qualcuno che riconosca in noi del potenziale prima di riconoscerlo – da sole – a noi stesse?

Ma il processo di scoperta dell’universo femminile, per mano di una donna, non finisce qui:

<<Chi cazzo ti ha ridotto così?>>

<<Tommy… ma non lo dire a nessuno.>>

Non lo dire a nessuno… omertà antica che mi riporta indietro di vent’anni.

Non esiste al mondo creatura più omertosa di una donna innamorata. Omertà che trascina sul fondo anche le amiche che, per fortuna, hai poi il compito di raschiarlo con te e per te. Se c’è qualcosa che maggiormente ho apprezzato di questo complesso romanzo, è proprio il rapporto tra le donne che lo popolano; figure così diverse tra loro ma che a volte sembrano fondersi in una sola protagonista.

Mi è piaciuto? Il romanzo di Chiara Tortorelli mi ha inquietata, mi ha spinta a chiedermi: ma quanto estreme e pericolose possiamo diventare noi donne? Un analisi crudele e spietata dell’universo femminile che non risparmia manco se stessa!

Questo processo non ha risparmiato me ed il motivo per cui vi spingo a leggerlo risiede proprio nel l’auto analisi in cui il lettore cade attraverso i personaggi femminili. Amicizia, collaborazione, lavoro, sesso, aperitivi… una donna, più donne che si fondono, una sola donna che si frammenta.

È inevitabile chiedersi: quanto e quali di queste donne sono stata? Quali sono le maschere che indosso? E quelle che – consapevolmente – degli altri, accetto come parte integrante della mia vita?

Chiara è stata brava a stratificare se stessa attraverso la scrittura e a fornirci una visione dell’universo femminile che spiralizza dentro se stessa e dentro di noi.

Felice di collaborare con Homo Scrivens; realtà editoriale seria e di nicchia che propone contenuti sempre validi e di spessore.

Entusiasta di collaborare con Paquito Catanzaro; addetto stampa e amico con cui ho instaurato un rapporto di onestà intellettuale senza paragoni.

Intanto leggete, leggete, leggete!!!

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