#noRevengePorn

Finalmente, dall’agosto 2019, in Italia, il revenge porn è punito come reato dal nuovo art. 612-ter del codice penale.

La legge ha introdotto nel codice penale, all’articolo 612-ter, una fattispecie ad hoc, volta a sanzionare il fenomeno del c.d. revenge porn: il delitto di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso delle persone rappresentate.

Tuttavia, qualcuno ancora si chiede cosa sia il “revenge porn”. Ebbene, lasciate che ve lo spieghi a parole mie: avete presente quella minchiata colossale che fate quando, per goliardia, cattiveria, rabbia o frustrazione, inviate video o foto esplicitamente intime e sessuali di voi con una donna/uomo a tutti i vostri amici o le vostre amiche? Ecco, quella minchiata è reato. Il temine, di natura anglosassone, uniscee la parola vendetta a pornografia, e lo fa con cognizione di causa dato che il fenomeno è quasi sempre la risposta di qualcuno che si sente parte lesa e – proprio per vendetta – mette in atto questo perverso meccanismo di condivisione dei momenti intimi di quella persona o con quella persona.

La vendetta porno colpisce prevalentemente le donne ma anche gli uomini. Eh si, perché anche le signorine si fanno rodere il culo, lasciatevelo dire, e non solo nei confronti di un uomo che le ha ferite ma anche nei confronti DI ALTRE DONNE da cui si sentono minacciate o chissà che altro.

Le vittime, che siano uomini o donne, si ritrovano, a loro insaputa, a veder girare foto o video che li ritraggono in momenti intimi e delicati ma anche ad esser minacciati di pubblicazione a scopo di estorsione. Questa condivisione porta inevitabilmente le vittime a sentirsi umiliate, lese nella propria immagine e dignità condizionando i rapporti sociali ma prima di tutto il rapporto con se stesse. Come ci si può fidare più di qualcuno dopo un episodio del genere?

Tutto questo è violenza, va detto e sottolineato. Ricordiamo tutti la triste vicenda di Tiziana Cantone: giovane donna napoletana i cui video hard avevano iniziato a circolare in rete, su Whatsapp e poi su Facebook, diffondendosi in maniera “virale”. Una vicenda che, nonostante la battaglia intrapresa ha portato al suicidio della vittima.

Ma veniamo a noi, perché ne parlo oggi? Perchè oggi mi sono imbattuta in un’iniziativa del movimento femminista https://nonunadimeno.wordpress.com .

L’iniziativa, divulgata su Instagram, consiste nel condividete una foto di sé con la scritta “non è pornografia ma violenza #norevengeporn “.

La questione mi ha toccato subito nel vivo dato che, in questo periodo di quarantena, sento di nuove e numerose forme di “amore carnale” consumato, lecitamente, a mezzo social. Questo mi ha fatto pensare a quanto materiale intimo e delicato stia girando in rete in questo periodo ed in quante mani sbagliate – quel materiale – magari stia finendo. Così, per prevenire che qualcuno faccia minchiate, ho ritenuto opportuno rinfrescarci le idee e ricordare a qualche personaggio – uomo o donna che sia – che certi scivoloni ormai rappresentano reato.

Reato, sì, reato che non sarà mai abbastanza per uno stupro intellettuale ed emozionale simile. Non si torna mai indietro da una violenza subita. Non si torna mai indietro dalla sfiducia generata dal tradimento da parte di qualcuno che ami. E non parlo del tradimento carnale, non parlo dell’amante o della scappatella, no, parlo della pugnalata alle spalle da parte di qualcuno di cui ti fidavi. Parlo di me, di te, di tutte le donne che hanno creduto ai sentimenti e ne hanno pagato lo scotto.

Ad aggravare la situazione – già di per sé gravissima – è stata la scoperta di gruppi telegram di revenge porn. Questo contribuisce a diffondere la cultura dello stupro, della violenza e dell’umiliazione. Circola liberamente il link d’accesso all’archivio pedo e pornografico di fotografie e video chiamato la “Bibbia 5.0”.

La responsabilità di quanto accade è di tutti noi. Sì, di tutti noi. Noi che ci giriamo dall’altra parte quando vediamo il coglione di turno inviare materiale ad un altro coglione, noi che riceviamo materiale che nessuno dovrebbe ricevere e non denunciamo, noi che facciamo finta di niente perchè tanto-a-me-non-capiterà-mai! Sei proprio sicura di questo? Sei sicura che un giorno non possa capitare anche a te di scambiare messaggi con qualcuno, di flirtare via social e scoprire che in realtà, la persona che condivideva con te quell’intimità, la stava condividendo con i suoi amici e amiche? Capita, ve lo posso garantire: triste ma vero.

Anche in questo caso si paga un presso, chiamatelo karma, principio della termodinamica o semplicemente giustizia per qualcuno ed ingiustizia per qualcun altro.

Il prezzo da pagare è sempre molto alto, per cui, se da un lato mi corre l’obbligo di sensibilizzare i malintenzionati, dall’altro sento il dovere morale di rivolgermi alle ragazze e chiedere loro di esser prudenti, nei sentimenti quanto nella fiducia, perché le persone non si conoscono mai davvero e i mostri più cattivi – e ve lo dice una che ne ha visti troppi – son quasi sempre vestiti da principi.

Di mio una cosa ve la posso promettere: se dovesse mai passarmi sotto il naso una mostruosità del genere, sarei pronta a denunciare. Che si tratti di uomini che lo fanno ai danni di una donna, viceversa o, peggio ancora, di una donna nei confronti di un’altra donna: io sono pronta a denunciare.

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