Quando Oriana Fallaci ringraziò Matteo Vanzan – Lagunare.

È cominciata da circa un anno la mia opera di rilettura, ricerca e studio su Oriana Fallaci. I motivi che mi hanno spinta a farlo sono legati fondamentalmente all’estrema sfiducia che nutro oggi nel giornalismo. Sì, lo so che è un’affermazione forte ma una lettrice accanita non può fare a meno di rendersi conto che le pagine dei quotidiani – quasi tutte – sembrano prestarsi solo ad un duello tra finte ideologie. Nessun confronto ma solo un cicalio fastidioso che mette l’informazione sottoterra.

Oriana Fallaci, sulla sua lapide, ha voluto che si scrivesse “Oriana Fallaci – scrittore” (scrittore e non scrittrice, e qui si potrebbe aprire anche tutto il dibattito sulle declinazioni che pare aver preso il posto dei contenuti, ma vabbè…) ed io mi sono sempre chiesta cosa facesse, dentro al suo cuore, la differenza tra scrittore e giornalista.

Rileggo tutte le sue opere per la terza volta. Quando ho iniziato a leggere i suoi libri ero una ragazzina e di certo non potevo cogliere tutto della sua fantastica penna, anche se – e a distanza di anni lo posso affermare con estrema sicurezza – la forza di Oriana, lo solidità con cui riversa i suoi valori su carta e li trasmette al lettore, son gli stessi. Puoi leggerla a 15 o 37 anni: le sue lezioni di vita, la sua onestà ed il suo carisma, sono assoluti.

E lei è assoluta.

Venerdì, terminata la rilettura di “un uomo”, mi sono data alla rilettura de “gli antipatici”, finito ieri sera.

Stamani, mentre bevevo il caffè, osservavo i suoi libri: ed ora?!

Ho preso tra le mani “la forza della ragione”, metto in borsa e corro in stazione.

Apro il libro, finisco la prefazione e arrivo al suo primo capitolo:

Ai Lettori

Tre mesi fa dedicai questo libro ai morti di Madrid. Da allora l’elenco degli occidentali assassinati dai nemici della nostra civiltà s’è molto arricchito. Quella dedica va dunque estesa.

Scorro i nomi, lentamente, e a pagina quattro Oriana Fallaci ringrazia:

i morti di Nassiryia, i soldati italiani che che i professionisti del cinismo e della menzogna chiamano “truppe di occupazione”, ringrazia Matteo Vanzan, il 1° Caporal Maggiore Matteo Vanzan (https://it.wikipedia.org/wiki/Matteo_Vanzan) e voglio dare per scontato che tutti, in questo mondo di falsi miti e legge illeggendarie sappiano chi sia!

Vi è un errore e tremo all’idea di dover appuntare qualcosa alla mia amata Oriana: Matteo Vanzan non era un Marò ma un Lagunare, degno erede dei Fanti da mar. I Marò son nostri cugini e suppongo che sia stato questo a trarre in inganno la mia – ripeto – amata Fallaci.

Se raccontassi del sogno fatto stanotte tutto sembrerebbe troppo assurdo e romanzato ma la realtà e la verità lo sono sempre.

E la verità, oggi, mi dice che in una ristesura de “la forza della ragione” nata dall’articolo “wake up, occidente” Oriana Fallaci abbia esteso i suoi ringraziamenti al

1° Caporal Maggiore Matteo Vanzan.

Lagunare.

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