‘So solo du’ fischi!

di Teresa Corcione

Credo fermamente che questo sia, ad oggi, uno degli argomenti più difficili di cui parlare. O peggio, su cui scrivere.

Quando ho pensato che avrei voluto mettere per iscritto le mie opinioni, non mi aspettavo fosse così complicato mettere in ordine i pensieri e i ricordi.

Si, perchè io il fenomeno del “catcalling”, lo ricordo da sempre.

Forse non era ancora stato classificato così, erano “apprezzamenti”.

Sin dalle prime uscite con le amiche, c’era sempre qualcuno, sempre un uomo, sempre più grande, che guardava  alla fanciullezza delle ragazze della mia età, con avidità e desiderio di possesso. E badate bene:anche se noi, voi, allora non lo sapevamo, non c’è da sentirsi in colpa. Sono convinta che ad ogni età corrisponda la nascita di sempre nuove consapevolezze e… va bene così.

Andando avanti con gli anni, sempre più episodi, sempre più frequenti.

Mi ricordo che una mia cara amica, un pomeriggio mi disse : “ la tecnica è una sola. Faccia arrabbiata, sguardo a terra.”  Ed io lo feci, perché volevo solo camminare.

Per tutta la vita mi è stato detto che : “non devi comportarti da oggetto, se non vuoi essere considerata oggetto”. E questa convinzione è molto radicata in me e comincia ad essere un grosso problema. Volete sapere perchè?

Cosa dovrei dire io, alle ragazze più giovani? Cosa dovrei raccontare a mia figlia? Che la legittimazione che prova un uomo nel molestarla, si misura con i centimetri di pelle che tiene esposta? Che è meglio che la sua sessualità non traspaia dai suoi atteggiamenti, che qualcuno potrebbe fraintendere? Che se la sera non se la sente di camminare da sola è solo colpa sua? No, grazie. Io non me la sento di raccontare le stesse bugie che per anni, hanno raccontato a me.

E poi, pensandoci… quale sarebbe a questo punto, la differenza tra una molestia e una violenza? Se tutto si misura con la lunghezza dei vestiti e la correttezza dei comportamenti, che devono superare il vaglia di questa società, ditemi voi.. qual è il limite?

No, grazie.

E’ bene mettere alcune cose in chiaro: il fenomeno del “catcalling” è un fenomeno di prevaricazione, che vi sorprenderà sapere non essere esclusivamente fisica. Ed è anche bene chiarire che stiamo parlando di un fenomeno sociale. Stiamo parlando della volontà di una persona di non essere infastidita. Stiamo parlando di qualcosa che, nei casi peggiori, non è possibile associare a niente che non sia una molestia.  Vi dirò di più: in Italia non esiste una legge che tuteli e qualifichi le “molestie da strada”. Esiste una norma (art. 660 del codice penale) in cui è possibile “assorbire” il suddetto fenomeno, ma tenendo bene a mente che la tutela è posta rispetto all’ordine pubblico.

E attenzione: in questo caso il reato ci sarebbe solo se ad essere “turbato” fosse l’ordine pubblico, non la persona.

Il punto è che una donna sa perfettamente quando certi commenti sono graditi e quando invece non lo sono. E no, la molestia non è tale sono se lascia segni evidenti sulla pelle, ma può essere anche psicologica.

E il “catcalling” ha alla base la chiara volontà di imporre la propria presenza ad un’altra persona e più spesso di quanto si immagini è il preludio di eventi molto gravi.

La soluzione non sarà cambiare strada. A dover cambiare è la percezione che si ha delle donne, del loro corpo e del loro ruolo sociale, e indubbiamente la politica dovrebbe sentire maggiormente la responsabilità del cambiamento.

Per quanto riguarda noi… direi che con gli sguardi bassi, abbiamo finito. 

Teresa Corcione è studente in legge. Appassionata lettrice con l’amore per la scrittura, ha messo la penna a servizio della causa femminista collaborando con Temi la donna che legge.

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