Tacchi e sanpietrini; l’equilibrio ritrovato a Spoleto.

Per quanto tu possa essere allenata, centrata, in asse ed in pieno equilibrio psico – fisico, nulla – e ripeto nulla – ti salverà dalle perdite di equilibrio tra un sanpietrino e l’altro.

Ora, vi prego di immaginare i sanpietrini, questi piccoli mattoncini, come isole, porzioni di vita a tenuta stagna; relazioni. Ogni caso umano è un sanpietrino.

Ora immaginiamo noi stesse, il nostro incedere a passo felpato ed elegante in questa vita fatta di sanpietrini. Abbiamo la testa alta, il mento pronunciato ma l’occhio, a 45°, guarda in avanti anticipando il poggiare del piede; si assicura di far cadere il tacco al centro del mattoncino evitando di farlo incastrare in quel vuoto cosmico che si crea tra un sanpietrino e l’altro.

Ne siamo convinte, sappiamo di poter procedere così; sicure e a passo svelto ma nell’attimo esatto in cui qualcosa accanto ci distrae – TAC – il tacco finisce incastrato e sofferente tra un sanpietrino e l’altro. Di slancio il piede si scalza dalla scarpa e – cazzo – perdi l’equilibrio. Ora, le opzioni sono due; se sei sola, fai un passo indietro con gran dignità, elegantemente ti chini, ricalzi la scarpa e procedi, come se nulla fosse accaduto. I danni collaterali sono minimi; al massimo avrai da sostituire il soprattacco.

Se invece nel tuo incedere, sola non sei e – cosa peggiore – sola ti senti e d’istinto insano, vacillando finisci tra le braccia di qualcuno, il danno non si limita più solo alle scarpe.

Ed è questo che è capitato a me, mi sono aggrappata alle braccia di qualcuno mentre il mio equilibrio vacillava. Cos’è accaduto dopo? Quello che accade a tutte le cose in assenza di equilibrio: cadono e si rompono. E ciò che si rompe non si aggiusta; lo faccio con le scarpe, non con tutto il resto. Devo imparare più di una lezione, lo so, ma questa fatico a digerirla.

Se mi si rovina il tacco di un paio di scarpe, semplicemente non le calzo più. Se mi si guasta il rapporto con qualcuno, semplicemente…

È insano, lo so, perché poi me ne pento ma intanto accade e non lo posso programmare; come il tacco che s’incastra tra un sanpietrino e l’altro, le persone si incastrano nei momenti della nostra vita, sembrano riempire quello spazio ma è un illusione perché se in quello spazio c’è un vuoto, ci rovinano solo qualcosa.

Come uscirne senza scarpe e cuore rovinati?

Non optiamo per le ballerine, vi prego!

Semplicemente non dobbiamo riempire i tempi e gli spazi con qualcuno, piuttosto con qualcosa ma mai con qualcuno. Tra un sanpietrino e l’altro, il rischio di poggiare male il piede e rimanere incastrate è altissimo, ecco perchè è bene procedere da sole e concentrate fino a quando non saremo realmente in asse e integre. Attente, senza distrazioni, fino a quando il sentiero non si mostrerà meno impervio e ci darà la possibilità di spostare lo sguardo dal nostro incedere per guardarci intorno.

Le scarpe in questione sono rovinate e da allora non le ho più indossate. Non che mi dispiaccia, non sono certo le mie preferite, ma mi rode comunque il culo!

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