Tiziano Cerulli: lo psicologo immaginale e la biblioterapia.

Buon pomeriggio Tiziano. Per rompere il ghiaccio partirei subito con la domanda che più di tutte mi preme: libroterapia, cos’è?

La Libroterapia detta anche biblioterapia è un metodo, più che una disciplina, in cui si utilizza la lettura di un testo e la condivisione con un terapeuta o un gruppo del senso personale che abbiamo ricavato da quella lettura avviando un percorso di conoscenza di se stessi e di empowerment e benessere psicologico.

Quindi i libri diventano un supporto vero e proprio alla terapia?

Si, esattamente, uno strumento che si può utilizzare per condurre il paziente nel suo percorso di terapia. Nel mio caso non essendo psicoterapeuta come psicologo utilizzo la lettura con finalità di prevenzione e promozione del benessere psicologico.

Di quale genere di libri parliamo? Forniscimi qualche titolo…

Si può usare qualsiasi testo anche se è preferibile che la lettura sia di romanzi dove ci sono delle storie e dei personaggi, quindi non saggi o manuali, perché possa avvenire l’identificazione con uno o più personaggi. Ad esempio in questo momento sto utilizzando con una paziente che si è appena separata un libro che si intitola “La metà di niente” di Catherinne Dunne.

Capisco, quindi l’identificazione col personaggio serve ad elaborare qualcosa che si sta vivendo sulla propria pelle?

Si, teoricamente, in realtà può essere anche qualcosa che non si è vissuto ma che ci rimanda a una “possibilità”, un altra “alternativa”. Uso questo metodo anche con il teatro lasciando che le persone imparino a sperimentare altri personaggi per non fossilizzarsi negli stessi ruoli. Il personaggio letterario ci aiuta attraverso l’immaginazione a porci domande e a vivere la realtà secondo un’altra prospettiva.

Molto interessante. Da questo si evince che tu sia un gran lettore; suppongo che prima di consigliare i libri tu li abbia letti, giusto?

Assolutamente. Leggo moltissimo da quando avevo 19 anni. In casa mia non so più dove mettere i libri ma è stato fondamentale nel mio percorso personale e professionale anche l’incontro con il teatro. Prima di diventare psicologo lavoravo come attore professionista per alcune piccole compagnie teatrali. A volte quando chiedo al paziente: “cosa avresti fatto tu al posto suo?” o “cosa non avresti fatto al posto di quel personaggio?” lo sto chiedendo prima a me stesso.

Continui ad evolvere con i tuoi pazienti… I libri che consigli sono gli stessi sia per uomini che per le donne?

Si, è un percorso reciproco di crescita. In genere ho più pazienti donne che uomini e non è facile trovare molti uomini che leggono però non voglio generalizzare. Le letture che consiglio sono sempre “calibrate” in base alla motivazione alla lettura del paziente e al suo background culturale e al vissuto personale. Se una persona non ama leggere non impongo ma propongo. Il testo però lo scelgo quasi sempre io.

Ti è mai capitato di riscontrare un effetto inaspettato o indesiderato a seguito di una lettura? E, puoi fornirmi un esempio di reazioni differenti di persone a cui hai consigliato lo stesso libro?

Non amo i libri a sfondo horror o macabri. Ma è un gusto personale. Anche se credo che una lettura debba in qualche modo sconvolgere o toccare un nervo scoperto della persona, deve farla mettere in discussione, come diceva Kafka: “Un libro deve essere un’ascia per rompere il mare di ghiaccio che è dentro di noi.”

A tal proposito, come ci spieghiamo il successo – a mio avviso immeritato – di romanzi come 50 sfumature?!

Non ho letto quel libro, non ho visto il film, e non sono un critico letterario ma come psicologo credo che il sesso riesca sempre a vendere perché in qualche modo attraverso dei personaggi e delle storie possiamo permetterci di vivere, con l’immaginazione, anche se passivamente esperienze che non ci permettiamo di vivere nella vita o che neghiamo a noi stessi di voler vivere. Si spiega da qui anche il “successo” della pornografia che è un business che non conosce crisi.

Quindi possiamo definirla una lettura da “casalinga disperata”? Anche io ho evitato di leggerli e guardare i film… I gusti letterari, cosa ci dicono delle persone?

Non so come definire la lettura perché non so chi ha letto quel libro ma ricordo che in quel periodo furono sopratutto le donne le maggiori “consumatrici” del libro e del film forse perché, nel bene o nel male potevano maggiormente identificarsi nella protagonista femminile. Credo che i gusti letterari possono dirci molto di noi… ad esempio leggere romanzi d’amore può essere indicativo di una persona molta romantica che tende a idealizzare l’amore o leggere dei libri più psicologici una tendenza all’introspezione.

Interessante. Allo stesso modo, anche chi non legge ci dice qualcosa di se stesso rispetto ai libri?

Assolutamente si. Ancora cerco di capire come mai al primo posto negli ultimi mesi in Italia troviamo Fabio volo…

Parole sante! Queste classifiche, cosa ci dicono della società o di quella fetta di società?

Pur non volendo giudicare i gusti o le scelte individuali credo che oggi non si legga perché se da una parte lo stile di vita frenetico non ci permette di rallentare, fermarci, gustare le immagini che può evocare un libro dall’altra mancano esempi forti da parte degli adulti. Credo che oggi non ci sia un’educazione alla bellezza. Se posso citare il saggista e psicoanalista James Hillman nel suo libro Figure del mito: “Oggi siamo inconsci della bellezza. Siamo an-estetici, anestetizzati, psichicamente ottusi. Inoltre, c’è un impero del male, grande e brutto, che lavora ogni giorno per mantenerci tali. Una televisione maniacale assordante e superpotente; una stampa sensazionalistica; alcol, zucchero e caffè; professionisti dello sviluppo e imbonitori; l’industria del fitness che mira a costruire i muscoli e non la sensibilità, l’industria della medicina dispensatrice di droghe, pillole per dormire, stimolanti e tranquillanti, il litio ai bambini; e comprare, comprare, comprare. Non possiamo nemmeno dirci zombie del nostro ottundimento, perché non siamo stati nel mondo infero, nella terra dei morti. Siamo semplicemente nella caverna di Platone, drogati, fuori di testa, fuori servizio, inebetiti”.

Oh, bellissima citazione. Quindi, cosa possiamo capire – a occhio – di chi non legge?

Che non gli interessa. Che lo trova noioso. Che pensa che sia qualcosa per gli intellettuali. Che vede il libro come qualcosa di inutile perché non è stato educato a pensare con la propria testa, a usare l’immaginazione, la fantasia, la creatività grandi assenti nella nostra società e nella scuola dove ormai ciò che conta è solo il pensiero razionale e logico e la produttività.Siamo diventai consumatori passivi ma abbiamo perso l’anima. E consumiamo quello che ci viene imposto dai mass media.

…quindi la gente tende a consumare ciò che viene pubblicizzato. Magari avesse lo stesso effetto pubblicizzando libri!

Si, ci fanno crede di avere scelta, ma in realtà noi scegliamo quello che ci viene imposto e venduto attraverso la pubblicità questo succede anche con la musica e il cibo. Ovviamente ci si può divincolare da questo meccanismo quando si impara a pensare con la propria testa e si fanno scelte in linea con il proprio sentire.

Se dovessi consigliare tre libri a me e le mie lettrici?

Sono d’accordo con te e, anche se non facile, sceglierei un romanzo da cui è stato fatto un film: “mangia, prega, ama” della Gilbert poi un libro più “psicologico” dal titolo “le dee dentro la donna della Bolen” e infine un classico come Madame Bovary o Piccole donne. Che ne pensi?

Letti tutti tranne quello della Bolen che mi appresterò a leggere. Le trovo tutte grandi letture, formative. E gli uomini, leggono meno? Vanno meno in terapia?

Purtroppo sembra così ma devo dire che c’è un cambiamento. Voglio essere ottimista. Credo che l’uomo oggi, da ormai un bel pò di tempo, stia attraversando una grande crisi identitaria ecco perché madri e padri, ma anche insegnanti ed educatori, dovrebbero dare l’esempio per primi insegnando la passione per la lettura ai loro figli e alunni senza imporla. Perché leggendo un libro leggiamo anche noi stessi e impariamo a “leggere” gli altri. Ho scoperto solo recentemente che una mia riflessione di qualche anno fa è stata detta a quanto pare già da un filosofo: ovvero che le persone sono come i libri: ci sono quelle con una bella copertina ma un contenuto poco interessante, quelle con una brutta copertina ma molto interessanti e quelle con una bella copertina e anche un contenuto interessante. L’importante è saper andare oltre la superficie. Saper leggere un libro e saper leggere se stessi e gli altri significa sapere “immaginare” se stessi e gli altri.

Cosa possiamo fare quotidianamente per allenare l’immaginazione, e come possiamo invogliare gli altri a leggere ed immaginare?

L’immaginazione si allena sganciandosi da tutte quelle attività che oggi ci impediscono di farlo perché passive: guardare la tv, internet, i social. Non demonizzo queste attività ma gli dedichiamo troppo tempo. L’immaginazione una volta si attivava attraverso l’arte, la pittura, la danza e il teatro, ma anche attraverso la cucina e ovviamente la lettura. Tutto ciò che mette in moto la nostra capacità di attivare delle immagini che arrivano dal profondo e ci permettono di utilizzare i simboli e le metafore. Viviamo in mondo simbolico, o, come lo chiamava Henri Corbin, un Mundus imaginalis ma non siamo educati a contattarlo perché nessuno ce lo insegna. Oltre l’esempio non so quale altra forma di contagio si possa usare… Se un padre o una madre non leggono o non vanno a teatro il figlio difficilmente potrà fare lo stesso perché quell’esempio non lo ha mai avuto. La domanda che dovremmo porci é: perché la maggior parte degli adulti, sopratutto in Italia, non legge e non vanno più a teatro?

Ecco, forniscici la tua analisi

A mio parere non si legge e non si va a teatro perché non si è più capaci di “immaginare” e non si immagina perché quelle immagini ci vengono fornite pronte su un piatto pronto senza neanche doverlo preparare. Anche la sessualità per esempio è un campo dove si attiva l’immaginazione ma se sono invaso da immagini pornografiche che mi arrivano dalla pubblicità, dai siti pornografici, dai social allora il cervello si “addormenta” e si abitua alla passività e questo danneggia non solo la mia immaginazione ma anche l’intera società e i rapporti tra le persone. L’altro non è più un essere umano da immaginare o con cui immaginare insieme ma un “prodotto da consumare”

Qual è lo scrittore che ti ha più formato e cosa pensi dei libri di self help?

Domanda difficile. Non ho uno scrittore preferito perché in realtà ho letto tanti autori e devo dire che avendo una formazione prima di tutto artistica ho letto molti romanzi fino a una certa età, dai classici fino ai contemporanei come Baricco o Benni, e poi mi sono indirizzato sopratutto sulla saggistica e la psicologia: Freud, Jung, i manuali di self help che ho letto fino allo sfinimento ma che oggi considero utili fino al capitolo 2 perché non tengono conto delle differenze individuali. Siamo tutti diversi e ognuno di noi deve trovare la sua personale “ricetta” alla felicità come suggerisce Rachele Bindi, la psicoterapeuta con la quale mi sono formato alla libroterapia. Diciamo negli ultimi anni sto divorando l’opera di Hillman che però si discosta da tutti gli altri psicologi perché parte da una prospettiva che reintroduce il concetto di “anima”. Non a caso il suo libro più conosciuto è il “codice dell’anima”. Un autore che ho molto amato in passato è sicuramente Pirandello ma anche Kafka e Wilde. Tutti quegli autori che comunque hanno scritto anche per il teatro. Utilizzando un’altra citazione che credo rappresenti il mio percorso di vita: “L’uomo è meno sé stesso quando parla in prima persona. Dategli una maschera, e vi dirà la verità.” (Oscar Wilde)

Quarantena forzata per tutti, possiamo avvalerci della libroterapia?

Risposta: assolutamente si! I libri possono farci compagnia e ci aiutano a passare il tempo ma possiamo utilizzarli in modalità libroterapica se spostiamo l’attenzione all’interno e alle emozioni che la lettura ci suscita. In questi giorni tante persone, comprensibilmente, hanno spostato l’attenzione fuori puntando il dito e giudicando spesso in maniera tranciante e aggressiva ma questa è una modalità disfunzionale di affrontare gli eventi. Invece credo che se vogliamo trovare un lato “positivo” a questa situazione è quella di poter rallentare, fermarsi, guardarsi dentro e prendere contatto con le nostre ombre psicologiche. Dobbiamo capire che il nostro sistema non funziona e non può andare avanti così ecco perché è il momento di fare letture indirizzate a renderci consapevoli del terribile momento che stiamo vivendo ma allo stesso tempo di grande fioritura interiore. Leggere libri per leggerci dentro.

Il libro pubblicato da Tiziano Cerulli – confessioni di uno psicologo

Tiziano Cerulli nasce a Torino il 30 gennaio 1975 sotto il segno dell’Acquario e l’ascendente in Scorpione. A 5 anni si trasferisce, con la famiglia, in Sardegna. La sua infanzia è dominata dalle emozioni intense che esprime attraverso la creatività. La sua estrema sensibilità ed emotività si esprimono in una irrequietezza interiore che prende forma nei suoi sogni, nelle fantasie, nell’arte grafico-pittorica e nella danza. Dopo la scuola dell’obbligo frequenta il liceo artistico statale di Cagliari ma è solamente dopo il diploma che accantona definitivamente l’arte grafico-pittorica e inizia a coltivare la grande passione per la lettura e la scrittura. Le sue prime letture sono composte dai testi di filosofi occidentali e orientali, le opere di Freud e Jung, saggistica, romanzi e l’opera di alcuni autori del Novecento come Pirandello che lo conducono inevitabilmente all’incontro con il primo vero amore… il teatro… a cui viene iniziato da Filomena Campus, regista e jazz performer, che lo ha condotto nelle prime esperienze teatrali. A vent’anni decide di iniziare a recitare iscrivendosi a una Scuola di Arte Drammatica con l’idea di poter fare il mestiere dell’attore. Per diversi anni frequenta laboratori e corsi di formazione con nomi importanti del panorama artistico sardo ma è “diviso” interiormente tra l’amore per il teatro e la grande passione per la psicologia. A 24 anni sceglie di intraprendere la formazione universitaria iscrivendosi al corso di laurea in psicologia presso l’Università degli Studi di Cagliari ma conservando e coltivando la passione per il teatro. Decide, in questo modo, di unire teatro e la psicologia con una tesi sul teatro come forma di “terapia”. Subito dopo la laurea, in seguito alla proposta di partecipare a una Rassegna di corti teatrali prende parte, nei panni di Polonio, a una rivisitazione dell’Amleto di Shakespeare per un corto teatrale prodotto dalla compagnia teatrale “Salto del Delfino” con cui collabora, a livello professionale, per diversi anni prendendo parte a diverse produzioni teatrali con altre compagnie sarde. Decide di unire la sua esperienza ventennale come attore teatrale e gli studi psicologici conseguendo un master in teatroterapia dove apprende i principi teorici e di conduzione dei gruppi basati sul counseling integrato alle tecniche della drammaterapia apprese direttamente da Salvo Pitruzzella, un altro dei suoi “Maestri”. Attratto fin da giovanissimo dalla storia delle religioni, dalla filosofia occidentale e orientale e dalla ricerca interiore, contemporaneamente alla formazione artistica e umanistica, inizia la pratica dello yoga e della meditazione frequentando il primo corso di meditazione zen, presso la scuola di meditazione fondata da Padre Piras a Cagliari. Successivamente si appassiona completamente alla lettura dell’opera di Osho e di Gurdjieff frequentando dei seminari di lavoro su di se attraverso la Quarta via e la pratica delle meditazioni attive e approfondisce lo studio della Teosofia per altri tre anni presso una scuola di consapevolezza. Prosegue la sua formazione umana, professionale e spirituale presso l’Istituto Sales (Centro Poiesis) facendo un percorso di meditazione integrata alla psicoterapia di gruppo con il Dott. Enrico Loria. Si specializza, vincendo una borsa di studio, nella gestione del lavoro di gruppo in contesti organizzativi quali scuole, aziende pubbliche e private, cooperative, associazioni, servizi di formazione, utilizzando il gruppo come dimensione privilegiata di apprendimento, educazione e cambiamento e collabora come formatore in teatroterapia con ArteDo (Istituto di Arti Terapie e Discipline olistiche). Successivamente viene iniziato allo studio dell’enneagramma dal Dott. Carlo Graziani, biologo e coach esperto in PNL (programmazione neurolinguistica) che lo supporta inizialmente nel suo percorso di crescita personale e con cui collabora successivamente. 
Dopo aver conosciuto l’opera del filosofo e psicoanalista James Hillman prosegue la sua formazione presso “Imaginal Academy” la Scuola di counselling immaginale dove si forma come istruttore di mindfulness approfondendo lo studio dei processi cognitivi ed emotivi che stanno alla base dell’approccio immaginale e archetipico al counselling secondo le teorie junghiane e post junghiane, con uno speciale riferimento a Hillman e alla teoria del “Fare Anima”.Nel mentre prosegue con la scrittura e riprende in mano la narrativa approfondendo l’orientamento archetipico alla lettura specializzandosi nell’uso della libroterapia in contesti individuali e gruppali con la Dott.ssa Rachele Bindi.Esercita la libera professione utilizzando la meditazione, la lettura e la scrittura, il teatro e il cinema come strumenti integrati al counseling individuale e di gruppo e svolge attività di progettazione e conduzione di gruppi esperienziali di consapevolezza emotiva e corporea percorsi e laboratori di crescita personale nei quali utilizza strumenti creativi e psicocorporei. Da oltre dieci anni si occupa di formazione in ambito educativo e psicosociale Dott. Tiziano Cerulli Psicologo & Istruttore di Mindfulness ad approccio Immaginale.

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