UN UOMO – Oriana Fallaci

La fiaba dell’ eroe.

Mi chiedo quale eroismo sia stato più folle: quello di Alekos Panagulis o di Oriana Fallaci?!

Nessuno dovrebbe parlare di amore e politica senza aver letto questo capolavoro che, a distanza di anni, mi fa ancora rabbrividire e salire le lacrime agli occhi.

Due personaggi immensi, come la libertà di pensiero ed esistenza che li caratterizza.

Un tragico intreccio del destino che comincia male e finisce anche peggio, ma che nel mezzo riempie di vita e verità.

Nessun uomo è veramente libero.

Nessuna donna è veramente libera.

La libertà costa cara e appartiene agli eroi che rinunciano alla vita pur di restarci fedeli.

Un uomo: è tutto racchiuso nel titolo e nella penna di chi ne ha raccontato la vicenda.

Una Oriana giornalista, impegnata, che sfiora la vicenda Panagulis, una Oriana in giro per il mondo a combattere, con la sua penna contro l’ipocrisia, una Oriana al fronte che pensa distrattamente a Panagulis. Prima della scarcerazione di lui, Oriana non ne aveva mai scritto. Si reca in Grecia per intervistarlo, è la prima volta che si vedono e che parlano e subito si innamorano. Lei capisce che quell’intervista, quel lavoro di penna, ideai, pensieri e sogni, si trasformerà in qualcosa di pazzo e carnale.

Non è vero che l’amore fa compiere pazzie: l’amore è pazzia e libertà.

Nella scelta di Orina non vi è più scelta. Marcia accanto al Alekos, ormai gli ideali di lui sono i suoi e suoi diventano i sogni, le battaglie e le prospettive di un mondo giusto.

Come più volte ripeterà nel suo libro: era una scelta degli dèi, non vi era altro via percorribile. Non lo avevano scelto, non era premeditato, era accaduto così; di innamorarsi parlando.

Lei, ingranaggio del destino, non poteva più sottrarsi a quella tragica fiaba.

Alekos, un uomo, in molte cose simile ad Oriana. Fedele ai suoi ideali, libero da ogni convenzione e convinzione.

La Fallaci scrive il libro per tenere fede ad una promessa e anche perché il giorno dei funerali di Panagulis, qualcuno, tra la piovra, le urla di farlo, le ricorda che vi è un solo modo per far compiere a pieno quella che lei stessa definisce “la vicenda dell’eroe”.

[…] Forse non ero innamorata di te, o non volevo esserlo, forse non ero gelosa di te, o non volevo esserlo, forse mi ero detta un mucchio di verità o menzogne, ma una cosa era certa: ti amavo come non avevo mai amato una creatura al mondo, come non avrei mai amato nessuno. Una volta avevo scritto che l’amore non esiste, e se esiste è un imbroglio: che significa amare? Significava ciò che ora provavo a immaginarti impietrito, perdio, con lo sguardo di un cane preso a calci perché ha fatto la pipì sul tappeto, perdio! Ti amavo, perdio. Ti amavo al punto di non sopportare l’idea di ferirti pur essendo ferita, di tradirti pur essendo tradita, e amandoti amavo i tuoi difetti, i tuoi errori, le tue bugie, le tue bruttezze, le tue miserie, le tue volgarità, le tue contraddizioni, il tuo corpo […] 

Alekos Panagulis è un poeta controverso. Odiato da molti perché imprevedibile e libero, certamente ingestibile.

Un poeta che si è battuto contro il regime dei colonnelli in Grecia, un eroe che non ha ceduto nonostante le disumane torture ma, cosa migliore, non ha ceduto manco quando la sua vita poteva essere comoda e ovattata. Non ha ceduto, non ha mollato, fino alla morte, conscio della sua stessa morte, ha vissuto ed è morto per un ideale di libertà.

La penna forte e decisa della Fallaci, chiaramente, non risparmia niente e nessuno, manco gli ideali che lei stessa difende e che spesso la tradiscono perché manipolati dagli uomini.
Ed è contro gli uomini che si scaglia, contro i vigliacchi che non capivano il suo eroe, contro quel popolo incoerente e impaurito che non aveva il coraggio di lottare e sostenere il suo uomo.

Dalle torture al plotone d’esecuzione, dalla grazia che Panagulis fortemente rifiuta all’impegno sociale per un popolo che non vuole smettere di essere gregge, il libro ci obbliga, in maniera violenta, ad interrogarci su chi sia un uomo e su ciò che quotidianamente fa per potersi definire tale.

Nessun idillio amoroso, un romanticismo fatto di versi, lettere, politica e rivoluzione che sintetizzerei in questa così:

“[…] negli abbracci forsennati o dolcissimi non era il tuo corpo che cercavo bensì la tua anima, i tuoi sentimenti, i tuoi sogni, le tue poesie. E forse è vero che quasi mai un amore ha per oggetto un corpo, spesso si sceglie una persona per la malìa inesplicabile con la quale essa ci investe, o per ciò che essa rappresenta ai nostri occhi, alle nostre convinzioni, alla nostra morale.


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