Yari Selvetella – le stanze dell’addio.

Quando perdiamo qualcuno che amiamo, come per una crudele magia, restiamo impigliati in una realtà parallela:

”Io ho ricominciato a lavorare. In altri luoghi scrivo, succhio gamberi, respiro foglie balsamiche, faccio l’amore, ma una parte di me è qui, sempre qui, impigliata a un fil di ferro o a una paura mai vinta…”

Ed è proprio da questo filo impigliato nel destino che Yari percorre le più dolorose delle stanze, quelle che lo riportano ad un passato che non è passato è un presente che, tutto è, tranne che un presente.

Il protagonista ripercorre, giorno dopo giorno, le stanze che hanno cadenzate la sua vita e quella della compagna nell’ultimo periodo della loro vita quando si sono ritrovati ad affrontare l’unico mostro che spaventa l’amore.

E l’autore lo sente:

“che amore inutile è l’amore che non protegge, l’amore che non cura e non difende, l’amore che non può, un amore crudele sento di portarmi addosso come l’amore di Dio.”

Un percorso di lettura che, inevitabilmente, si ambienta in quei luoghi da cui ancora non ci siamo staccati. Lo scenario è quello che Nel ricordo che ancora vive, come se da quella realtà non fossimo mai andati via; talvolta la percezione è quella di vivere nella realtà sbagliata mentre, nella realtà giusta, quella buona, la vita scorre normalmente. Percorrendo queste stanze, non si può fare a meno di pensare di essere intrappolati nella parte sbagliata dello specchio. Specchio che, fondamentalmente, nessuno avrebbe voluto attraversare.

Un uomo cerca una donna e la cerca con l’ultimo filo speranza, ma è un fil di ferro, un filo spinato che fa sanguinare tutte le volte che lo tocchi per seguirne la scia.

Poi c’è un altro uomo incastrato nella stessa parte dello specchio, solo che non lo sa.

Quando ho iniziato a leggere questo libro, non sapevo che fosse autobiografico. Non leggo mai nulla sui libri che non conosco, è come se non volessi lasciarmi suggestionare. Dopo poche pagine ho sentito che quel percorso era troppo vero e abissale per esser frutto di sola fantasia, e infatti…

Yari ha avuto grande coraggio a camminare in quel silenzio da cui spesso sfuggiamo.

Un libro difficile da digerire se quel filo ti sanguina ancora tra le mani. Pensieri, riflessioni e azioni riportate, però, ti fanno intravedere davvero il lato giusto dello specchio, e non è quello che si ferma, quello in cui il tempo galleggia… quello è il ricordo. C’è ancora un altro lato, quello che ti riporta a te e all’amore, alle possibilità del multiverso e della vita, solo che ci vuole coraggio per attraversarlo perché il dolore, dopotutto, è sempre un porto sicuro.

 

Yari è noto ai lettori per saggi e reportage sulla criminalità romana. Ha pubblicato romanzi – tra cui La banda Tevere – e poesie.

Lavora come autore televisivo, inviato e presentatore di Rai Uno.

Ho avuto modo di conoscerlo di persona per un corso di scrittura creativa a cui ho partecipato a Roma. Ne ho apprezzato la profondità d’animo, la sensibilità ma soprattutto l’amore con cui trasmette agli altri la sua passione per la scrittura.

 

 

 

 

Leave a reply